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DOCG

Cercamond

Play in the repertoire

Theatrical genre
Prose Figure
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Regia: Andrea Cioffi

Drammaturgia: Andrea Cioffi

Attori: Vincenzo Castellone Andrea Cioffi Sara Guardascione

Other credits: scene e costumi - Laura Iodice
disegno luci, musiche e aiuto regia - Salvatore Scotto D'Apollonia
drammaturgia e regia - Andrea Cioffi

Key words: Satira, Capitalismo, Truffa, Amore, Commedia

Production: Cercamond Compagnia Teatrale

Year of production: 2026

Theatrical genre: Prose Figure

Finalista Premio Giovani Realtà del Teatro 2024

Menzione Speciale Festival Scintille 2024



Sinossi

Ispirato alla storia vera di “Le Chateau Colombier”, cantina inesistente che nel 2023 vinse un prestigioso premio, perpetrando un inganno ai danni di un concorso vinicolo internazionale, DOCG è una commedia dai risvolti grotteschi che racconta la storia di una coppia. Una coppia di giovani che provano a realizzare i propri sogni e le proprie ambizioni in un mondo dominato da un capitalismo e da una competizione spietati. Nico e Donna hanno tentato a fatica di perseguire il loro obiettivo di vita, fondare un’azienda vinicola che si basa sui valori del vino, che sono poi anche i loro valori: la condivisione, la convivialità, l’autenticità. Le cose però vanno malissimo: le spese sono troppe, la gente non compra, le recensioni non arrivano, fino a quando qualcosa cambia. Un personaggio truffaldino irrompe nelle loro vite e convince Nico a mettere in atto una beffa: travasare del vino in cartone in bottiglie prestigiose. Vendere un prodotto scadente facendolo sembrare pregiato ai critici del settore, gettando fumo negli occhi. E l’esperimento ha successo. Così, in una escalation di inganni, sempre più bestiale, i due innamorati si allontanano, rapiti dal successo personale, dal sopruso, dalla voglia di soldi e riconoscimenti facili.



Note di regia

In un mondo in cui l’apparenza ha sostituito la sostanza, in cui le “vie brevi” della corruzione, dell’inganno, del mors tua vita mea dominano i rapporti sociali, politici e lavorativi, qual è lo spazio per la costruzione della dignità del sé, pubblico e privato, e – soprattutto – per la relazione con gli altri?

Così la vicenda del vino premiato nella Gilbert & Gaillard International Wine Competition, che si rivelò essere un esperimento sociale dell’emittente belga RTBF, può diventare metafora di qualcosa di ancora più grande, di un problema più grave, ovvero della capitalizzazione dei processi creativi, quali che siano le arti o i mestieri coinvolti. Ne viene fuori una commedia satirica ambientata in un mondo sempre più bestiale, di ispirazione orwelliana (il critico è un maiale, i sommelier sono scimmie ammaestrate, i clienti che acquistano il vino delle pecore) e che richiama tanto i mostruosi caprichos di Goya. In un gioco già caro al Philipp Löhle di Detto Gospodin, i tre attori ricoprono i ruoli sia dei “truffatori” sia della “vittime”: quella folla che segue le mode, che rinuncia a ogni sguardo critico, che crede ciecamente alla bugia più bella, fino a rendersene, consapevolmente o meno, complice.

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