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Funambole

Matrice Teatro

Play in the repertoire

Theatrical genre
Prose
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Regia: Virginia Cimmino e Claudia Perossini

Drammaturgia: Virginia Cimmino e Claudia Perossini

Attori: Virginia Cimmino, Giorgia Fasce e Claudia Perossini

Other credits: Da un'idea di Virginia Cimmino, Irene Papotti e Claudia Perossini
Produzione Matrice Teatro
Regia e drammaturgia di Virginia Cimmino e Claudia Perossini
Con Virginia Cimmino, Giorgia Fasce e Claudia Perossini
Scene, luci e video di scena Giulia Argenziano
Aiuto regia Davide De Togni
Aiuto drammaturgia Matteo Dagnino
Consulenza per la drammaturgia Spremuta - Officina di Analisi Artistica
Spettacolo vincitore del bando Aria Aperta 2024
Spettacolo selezionato da Risonanze Network 2025

Key words: Amicizia, Identità, Femminilità, Fragilità, Memoria

Production: Matrice Teatro

Year of production: 2021

Theatrical genre: Prose

Funambole racconta la storia di tre amiche d’infanzia, Aurora, Maddalena e Rita, seguendone la crescita attraverso esperienze, scelte e momenti di fragilità. Lo spettacolo affronta il tema dell’identità femminile e dei condizionamenti sociali legati all’idea di “femminile”, mostrando come stereotipi e aspettative possano influenzare la percezione di sé e la libertà individuale. Emergono inoltre il bisogno di indipendenza e il distacco dalla famiglia, attraverso la scelta di Aurora di lasciare la propria città per studiare, e la difficoltà di condividere la propria fragilità, attraverso il percorso di Rita e la diagnosi di un disturbo psichico.



La narrazione presenta esperienze quotidiane e universali, nelle quali il pubblico può riconoscersi o avvicinarsi a realtà differenti sviluppando empatia. Centrale è anche il tema dell’elaborazione del lutto e dei diversi modi di affrontare la perdita. La morte di Rita porta Aurora e Maddalena a confrontarsi sul dolore e sulle differenti modalità di viverlo, mostrando come non esista un unico modo corretto di affrontare la sofferenza. Ciò che rimane possibile è condividere e conservare il ricordo dell’amica.



La regia costruisce lo spettacolo attraverso due piani temporali: il presente, in cui Aurora e Maddalena, ormai adulte, si confrontano con il passato, e il piano del ricordo, in cui gli episodi vissuti insieme a Rita tornano a vivere sulla scena. Il presente è caratterizzato da luci contrastate, silenzi e un’atmosfera densa. Rita è una presenza-assenza che osserva e accompagna le due amiche. Un telo, simile a quelli utilizzati per coprire i mobili durante uno sgombero, diventa simbolo dei ricordi sepolti da riportare alla luce: dietro di esso si trovano Rita, il letto della stanza delle tre amiche e il loro passato.



Il piano del ricordo è caratterizzato da una luce più morbida e avvolgente, alternata ad atmosfere più cupe nei momenti dolorosi. Il palco diventa così un “luogo non-luogo” della memoria, uno spazio minimale composto da cubi bianchi di legno che le attrici spostano continuamente, trasformando l’ambiente e creando nuove atmosfere.



Il linguaggio scenico è completato dal videomapping, che utilizza la scena come un foglio bianco per rappresentare i mondi interiori delle protagoniste. Per Aurora, nodi e catene rappresentano la ricerca di indipendenza e il desiderio di liberarsi dai legami familiari. Per Maddalena, i cubi diventano telecamere di sorveglianza che osservano il corpo, rappresentando il controllo e la pressione della società patriarcale. Per Rita, infine, il coseno diventa metafora dell’Io interiore: linee inizialmente ordinate si muovono vorticosamente fino a invadere e colorare la scena, visualizzando il disorientamento legato alla sua esperienza psichica.

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