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AedeM

Opificio03 Aps

Play in the repertoire

Theatrical genre
Prose
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Regia: Nino Sileci

Drammaturgia: Silvia Ponzo

Attori: Silvia Ponzo

Other credits: Scenotecnica di Valeria D'angelo, Musiche e Luci di Francesca Vecchiato

Key words: Viaggio, Migrante, Medea, Mito, Roma

Production: Opificio03

Year of production: 2024

Theatrical genre: Prose

l mito di Medea è forse quello che nei secoli è stato oggetto del maggior numero di riscritture.



Opificio03 parte dalla tragedia di Euripide per attuare una riscrittura tesa ad indagare il vero nucleo della tragedia e a chiedersi in che modo il mito di Medea può ancora vivere nel mondo contemporaneo.



Chi è Medea dopo 2500 anni dalla sua prima scrittura? Se la principessa di Colchide, figlia del discendente del dio Sole, si ritrovasse a Termini nel 2023, chi sarebbe oggi Medea?



Medea è prima di tutto una straniera, accettata dalla comunità solo in funzione del proprio status di sposa di un membro di quella stessa comunità; quando viene meno quello status ecco che la rovina può ricadere su di lei, ecco la perdita di ogni diritto.



Il vero motore che la spinge non è la vendetta, ma la rivalsa, la ribellione violenta e caotica ad un mondo più violento di lei che la rilega al ruolo di eterna vittima, l’unico ruolo possibile per una donna straniera.



Duemila anni fa, come oggi, “Aedem” diventa quindi il mezzo per parlare di cosa vuol dire essere stranieri oggi; di cosa vuol dire essere senza casa, senza patria, senza diritti, di cosa vuol dire vivere per strada, essere migranti, e lo fa attraverso il mito di Medea.



Sul palco, la casa di Medea è sporca, sbilenca, arrangiata come le tante case-non-case che occupano gli angoli delle nostre città. Case maleducate, spazi interni costretti ad essere esterni, esposti allo sguardo di tutti, eppure spesso invisibili ai nostri occhi.

Case create dal niente, da quello che gli altri scartano, rifiutano, buttano via.



Dalla spazzatura nasce la casa di Medea. come duemila anni fa, attraversano il mare.



La scelta di utilizzare plastica e cartone per la creazione della scenografia, non è solo aderente alla realtà di come davvero ci appaiono le case improvvisate di chi sceglie o si ritrova a vivere per strada, ma ha un valore fortemente simbolico: vuole rappresentare in maniera provocatoria il “riciclaggio” eterno del mito.



“Riciclare” significa riutilizzare un materiale di scarto, di rifiuto e ridargli nuova vita, ipotizzando un finale completamente diverso, come quello che ci auguriamo per la nostra nuova Medea e per tutte le Medee che, oggi come duemila anni fa, attraversano il mare.

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