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BAJKAL -Geologia acquatica dell'Amore Panico

PELAGO PROJECT

Play in the repertoire

Theatrical genre
Children's theatre Dance theatre
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Regia: Beatrice Valeri e Sarah Paroletti

Drammaturgia: Beatrice Valeri

Attori: Beatrice Valeri e Sarah Paroletti

Other credits: Vincitore della residenza artistica "R-ESTATE ROMANE" promossa da SpinTime;
Selezionato al Fringe Festival di Roma 2026 tra le compagnie concorrenti;
Sostenuto da Spazio Nous, come luogo ospitante del processo di creazione

Key words: Emancipazione, Ansia, Eredità, Relazioni, Madre-Figlia

Production: PELAGO PROJECT

Year of production: 2026

Theatrical genre: Children's theatre Dance theatre

Il progetto nasce dal desiderio di raccontare, con le parole e con il corpo, il rapporto di una giovane donna con l’ansia e con il panico e di interrogarsi su come queste esperienze possano essere trasmesse in linea femminile: dalla madre e prima ancora dalla nonna. Nelle prime fasi della ricerca l’ansia appariva come una risposta alle pressioni esercitate dalla società e dalla cultura patriarcale, mentre il panico assumeva la forma di un “mostro dormiente”, sempre presente in ogni donna che cerchi la propria emancipazione.

Durante il processo creativo l’ansia ha cessato di essere il centro esplicito della narrazione, lasciando spazio a un racconto più ampio dedicato alla crescita e all’emancipazione.

Le protagoniste si rivelano così nel loro rapporto: una madre e una figlia che sono l’una lo specchio dell’altra e che compiono insieme un viaggio simbolico che attraversa tappe fondamentali nella crescita di un individuo, come per guardarsi indietro, raccontarsi e infine separarsi.



Il percorso di "BAJKAL" si articola in tre atti fondamentali. I primi due esplorano la distanza psicologica e identitaria tra le due protagoniste, mentre il terzo approda a una separazione fisica e definitiva. Nel primo blocco, l’arrivo del menarca segna l’ingresso della figlia nel mondo femminile, coinvolgendo la madre in un confronto con la sua trasformazione e il mutamento del proprio ruolo. Questo momento porta disorientamento, ma anche vicinanza e bisogno di riconoscimento, ridefinendo il loro rapporto.

Nel secondo blocco, le due si ritrovano a tavola in un tempo ambiguo. La figlia afferma la propria identità in contrasto con il modello materno, mentre la madre cerca di ristabilire l’ordine gerarchico, illudendosi di riuscirci. Finché la figlia non riconosce i limiti della madre e sceglie di non ereditarli, compiendo un passo verso l’autonomia.

Nel terzo blocco, le dinamiche si ribaltano: la figlia assume tratti della madre, che diventa fragile e dipendente, come in un dialogo tra generazioni. I confini temporali si fanno porosi, e il rapporto si colora di tenerezza e candore, liberandosi dalla tensione conflittuale. Questo atto racconta la necessità di un distacco, sia esso una morte o una separazione irreversibile. La figlia, dopo aver attraversato conflitto e riconciliazione, può proseguire il proprio cammino da sola, portando con sé solo ciò che merita di essere ereditato.

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