Regia: Jonathan Bertolai
Drammaturgia: Jonathan Bertolai, Ian Gualdani
Attori: Ian Gualdani, con le voci di Elsa Bossi, Woody Neri, Jacopo Venturiero, Giacomo Vezzani
Other credits: da Heinrich Böll, assistente alla regia Silvia Bennet, ambiente sonoro Giacomo Vezzani, disegno luci Orlando Bolognes, oggetti di scena Matteo Raciti, costumi Laura Bartelloni, foto di scena e diapositive Manuela Giusto, film e lavorazioni 16mm a cura di Tiziano Doria e Samira Guadagnuolo
Key words: Clown, Böll, Bertolai, Gualdani
Production: Movimenti Artistici Trasversali
Year of production: 2025
Theatrical genre: Prose Dance theatre Performance
CLOWN • SCHNAPSIDEE nasce dall’incontro artistico tra l’attore e performer Ian Gualdani e il regista Jonathan Bertolai che, dopo aver collaborato in “CALIGOLA. underdog/upset”, tornano a lavorare insieme per realizzare l’adattamento teatrale del romanzo Opinioni di un Clown di Henrich Böll.
Il processo creativo si è sviluppato attraverso diverse fasi di ricerca in Residenza e ha portato alla costruzione di uno spettacolo ambientato in uno spazio metafisico, abitato da dispositivi analogici deputati al ricordo: diapositive, musicassette, proiezioni in pellicola…
E’ in questo habitat mentale che il protagonista Hans – un clown, interpretato da Ian Gualdani, ricompone alcuni avvenimenti della propria vita: prima la ferita ancora aperta dell’amore perduto con Maria, che è la lente attraverso cui Hans osserva l’ipocrisia della società; poi, dopo una lucida riflessione (ancora molto attuale) sullo stato dell’arte, arrivano i traumi di un’infanzia segnata dalla guerra e da una famiglia militarista. Infine, ancora sempre Maria, immaginata nella sua nuova quotidianità, tipicamente borghese e rassicurante, ma così diversa e lontana da lui.
Il viaggio nei ricordi ci rivela la sensibilità clownesca di Hans, le sue stranezze, la sua visione del mondo e le sue opinioni, affilate e spiazzanti. L’Hans portato in scena da Gualdani è dolcemente malinconico, buffo e fragile, ma anche critico, radicale e tagliente. La loquacità del protagonista del romanzo è qui bilanciata da una forte partitura fisica, fatta di numeri clowneschi che Hans ripete ossessivamente, quasi a esercitare la memoria del corpo.
I paesaggi sonori composti da Giacomo Vezzani amplificano il flusso delle telefonate e i momenti di avanspettacolo, sospesi tra interiorità e spettacolo clownesco. Le immagini sono affidate alla ricerca fotografica di Manuela Giusto (diapositive), al film in 16mm di Tiziano Doria e Samira Guadaguolo e, al disegno luci di Orlando Bolognesi.
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