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Figli d'Anima

Tedacà

Opera in repertorio

Genere
Prosa
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Regia: Simone Schinocca

Drammaturgia: Simone Schinocca

Attori: Antonella Delli Gatti, Costanza Maria Frola, Marco Musarella, Michela Paleologo

Altri crediti: Assistente alla Regia: Giuliana Pisano Cura del movimento: Valentina Renna Disegno lui: Florinda Lombardi Scenografia: Sara Brigatti Colonna sonora: Mael Costumi: Agostino Maria Porchietto Tecnici: Aniello Capaldo e Giuseppe Venuti Fotografie: Emanuele Basile Distribuzione: Carlotta Lando Ufficio Stampa: Livio Taddeo

Parolechiave: genitorialità, affidarsi, accogliere, famiglia, teatro

Produzione: Tedacà

Anno di produzione: 2025

Genere: Prosa

Simone Schinocca ha scritto e messo in scena uno spettacolo che esplora la genitorialità e l’essenza del legame di filiazione, oltre i confini del sangue. Un viaggio che attraversa famiglie naturali e famiglie scelte, nate da incontri capaci di cambiare i destini. Al centro del suo lavoro c’è l’esperienza dell’affido, vissuta come una Shamandura: boa che sostiene, salva e connette, offrendo approdo nelle tempeste della vita. Non un confronto, ma un racconto vibrante di amori donati, accolti e ritrovati. Figli d’Anima è l’immagine di chi viene accolto per scelta e per amore, con un legame che nasce dal cuore e non dal corpo.

Insieme alla Shamandura, diventa simbolo di una genitorialità che è cura e responsabilità, atto consapevole di accoglienza. Tra vincoli ereditati e legami eletti si disegna così una trama che unisce, mostrando come l’affidamento possa trasformare fragilità in forza e generare nuove forme di famiglia.

Abbiamo raccolto moltissime storie – dice il regista – in cui la vita annoda, cuce, slega e ricuce, creando legami familiari anche in una dimensione non biologica, in cui le persone si incontrano, si scelgono e camminano insieme. Le famiglie affidatarie ci hanno aperto le porte delle loro case e ci hanno regalato storie incredibili, in cui spesso i loro Figli d’Anima partivano da grandi salite per poi cambiare gradualmente la loro vita.

Lo spettacolo non parla solo di affidamento, ma descrive una condizione che può essere generale e profondamente umana, ovvero la possibilità di cadere e farsi male, trovando però l’energia per rialzarsi anche grazie a un braccio che ci accompagna in questa salita, restituendoci la forza di camminare verso nuovi obiettivi. La descriviamo usando le parole delle testimonianze raccolte, storie che ci hanno spinto a riflettere su domande fondamentali: “Cosa significa essere figli?”; “Di chi ci sentiamo figli?”; “Di chi ci sentiamo madri e padri?”

Figli d’Anima cerca l'anello di congiunzione tra la famiglia “scelta” e quella “naturale”,

andando oltre i cliché e le diffidenze che spesso connotano la narrazione delle nuove forme di genitorialità. Vogliamo utilizzare il potere trasformativo delle storie per porre attenzione sull’affido familiare, su come questo strumento possa essere un tassello fondamentale per minori e famiglie in difficoltà.

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