Regia: Riccardo Quarta
Drammaturgia: Riccardo Quarta e Federico Dall\'Ara
Attori: Federico Dall\'Ara
Altri crediti:
Parolechiave: Performance teatrale, Stelle, Teatro Fisico, Teatro dell\'Assurdo, Calvino
Produzione: \"43°Nord 12°Est\" è una performance teatrale di Compagnia Ganimede, prodotto da Aleo Film.
Anno di produzione: 2025
Genere: Performance
Tutte le volte che un’uomo, senza particolare talento o ambizione, tenta di osservare il cosmo in modo scientifico, si trova sempre di fronte all’infinito e all’incommensurabile. Il fallimento dei suoi tentativi di osservazione empirica evidenziano l’impossibilità di ridurre l’esperienza della natura a mera classificazione. La contemplazione delle stelle diventa così la metafora della difficoltà di raggiungere una completa comprensione del cosmo e anche di se stessi. ll tentativo finale è un approccio più emotivo ed esistenziale di accettare l’indefinibile immensità dell’universo. La contemplazione delle stelle, diventa un simbolo della condizione umana: la ricerca perenne di un ordine, di un significato in un universo apparentemente caotico e
incomprensibile.
L’osservazione razionale del personaggio è scientifica, ma di una scienza tutta sua. Il suo studio si basa ora sulle misurazioni e i calcoli, ora sulle sensazioni e le scaramanzie. Come in un gioco, la scienza del personaggio segue regole e limiti volti non alla pura conoscenza, bensì all’impegno, al divertimento e alla soddisfazione della vittoria. Il taglio registico svela la natura giocosa e le contraddizioni del metodo scientifico del personaggio attraverso una raffigurazione grottesca. L’attore non osserva la volta celeste, ma il luccichio di luci artificiali da lui stesso puntate; la mappa astronomica è più simile ad una coperta tattile sporcata da disegni infantili; per le stelle da osservare con distanza, l’attore prova amore, rancore e gelosia.
Fondamentale è il rapporto con la tecnologia presente in scena. L’attore controlla luci, musiche e suoni nel tentativo di creare artificialmente le condizioni più adatte per l’osservazione. Il controllo, però, è solo apparente. La tecnologia finisce per prendere il sopravvento dell’azione scenica, disturba e confonde l’attore, allontanandolo dallo scopo originale.
Il filtro registico crea un parallelismo tra il rapporto di osservazione attore-stelle e pubblico-scena:
Proprio come l’attore, contemplando le stelle, affanna nella ricerca di un senso; così il pubblico ,costantemente alla ricerca di un’interpretazione, guarda i movimenti e i giochi dell’attore.
Sia l’attore che il pubblico dimenticano che è più importante non cosa,
osservando, riusciamo a conoscere, ma quali sensazioni ci suscita l’azione di osservare.
Informazione riservata agli Organizzatori
Non è stata caricata nessuna recensione
Informazione riservata agli Organizzatori