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IL CHIASSO DELLE COSE

A.I.T Guascone

Play in the repertoire

Theatrical genre
Prose
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Regia: Federico Malvaldi e Marco Fiorentini

Drammaturgia: Federico Malvaldi

Attori: Marco Fiorentini

Other credits: con la partecipazione di Luca Carbone
consulenza artistica di Veronica Rivolta

Key words: Fragilità, amicizia, maschile, femminile, patriarcato

Production: Guascone Teatro e Remuda Teatro

Year of production: 2025

Theatrical genre: Prose

SINOSSI



Estate 1999. I jukebox italiani sparano a tutto volume 50 Special dei Lùnapop, ed è su quelle note che Marco e Iago si incontrano per la prima volta. Nasce un’amicizia destinata a durare per sempre, fatta di partite a Metal Slug, prime cotte scoordinate e modelli maschili che non ammettono alcuna fragilità. I maschi non piangono, piangono solo le femmine. Parole che segnano l’infanzia dei due amici e continuano a riecheggiare nelle loro vite. Tra estati di provincia, tenerezze negate e famiglie disfunzionali, Marco e Iago crescono in un mondo che chiede loro di essere forti, virili e invincibili, mentre dentro si aprono crepe che nessuno insegna a nominare. La loro amicizia diventa salvezza e condanna, specchio di un maschile che esplode, crolla e cerca di rimettere insieme i pezzi. Mentre il chiasso delle cose li sovrasta, sempre.



NOTE DI REGIA



Il chiasso delle cose è un racconto di formazione e amicizia che attraversa più epoche seguendo due vite intrecciate: quelle di Marco e Iago. In scena c’è un solo attore che si muove tra narrazione e diegesi, restituendo i passaggi emotivi dei personaggi e il loro progressivo mutamento. La regia lavora sulla sottrazione: pochi elementi - due sdraio, un ombrellone, un gonfiabile, giochi da spiaggia - bastano a evocare il tempo e i luoghi del ricordo. Ogni oggetto si carica di memoria, diventa traccia di un’età, frammento di un sentimento. Le luci accompagnano la trasformazione interiore del protagonista passando da tonalità calde e concrete a bagliori freddi, sospesi, che segnano i momenti onirici o di crisi. Il suono costruisce il tessuto temporale e affettivo: canzoni, voci e rumori iconici si intrecciano a paesaggi sonori più rarefatti o silenzi profondi, restituendo la distanza tra ricordo e presente. Parallelamente alla scena si muove un secondo piano narrativo: una proiezione che si fa racconto attraverso le parole di un altro Iago, probabilmente quello reale; una dimensione priva di finzione, tangibile, quasi disarmante.



La storia indaga le distorsioni della cultura maschile contemporanea, cresciuta dentro un modello che esalta la forza, la competizione e il controllo, ma non insegna a riconoscere la paura, il dolore o la fragilità. Marco e Iago sono figli di un’educazione sentimentale segnata dall’assenza di riferimenti affettivi solidi e dall’incapacità di esprimere ciò che ferisce. In questo vuoto emotivo, la perdita e il rifiuto diventano esperienze ingestibili, che si trasformano in rabbia o autodistruzione. Anche il rapporto con il femminile ne porta le conseguenze: l’amore diventa terreno di possesso, la vicinanza un pericolo da cui difendersi. L’amicizia fra i due protagonisti tenta di rompere questo schema, di riconoscere nel dolore dell’altro uno specchio del proprio. È un legame imperfetto ma vitale, che prova a salvare ciò che resta, aprendo uno spiraglio – fragile ma reale – verso un modo diverso di stare al mondo e di volersi bene.

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