Regia: Nicolò Antioco Ximenes
Drammaturgia: Nicolò Antioco Ximenes
Attori: Andrea Montevecchi, Nicolò Antioco Ximenes
Altri crediti: ACCI (associazione circo contemporaneo italiano), circuito CLAPS, Manicomics, Le Samovar théâtre École de clown
Parolechiave: Clown contemporaneo, gioco, improvvisazione, Beckett, armadio portale
Produzione: Lo spettacolo, ha vinto il bando trampolino promosso da ACCI, associazione circo contemporaneo Italia. È stato supportato in seguito da circuito CLAPS, Manicomics Teatro, e spazio Le Samovar(Parigi)
Anno di produzione: 2024
Genere: Altro
BROMOS, MARABATA
“Ai confini di un mondo immaginario, in un paesaggio desolato, vivono due personaggi grotteschi, i Marabata.
I Marabata sono legati da un legame indissolubile: il loro destino di emarginati.
Il loro obiettivo quotidiano è intrattenersi in un'attesa senza tempo, sospesi e immobili in un presente infinito. Viaggiano e vivono in un armadio che funge da portale, ma nessuno sa dove stanno andando né da dove vengono; giocano, ballano, si esibiscono, vivono il presente senza porsi troppe domande sul loro scopo e sulla loro esistenza.“
Il gioco e la relazione tra i due protagonisti, è la dimensione fondamentale di questo spettacolo, che come una spirale, va gradualmente a coinvolgere anche il pubblico.
Il progetto "Marabata" nasce dall'esigenza di trovare un nuovo spazio per la clownerie tra due amici e colleghi che hanno condiviso molti anni di teatro di strada insieme.
Ricchi di esperienza di teatro di strada, ma desiderosi di trovare nuovi linguaggi, e dopo diversi anni di ricerche individuali/collettive o con altri progetti, i due si avventurano nella creazione di un nuovo spettacolo insieme, che inizia ad avvicinarsi all'espressione della loro nuova poetica.
L'intento è quello di trasformare i corpi e il movimento in antenne con cui sentire e catturare l'attenzione emotiva del pubblico, proponendo numeri brevi il cui culmine non è il numero in sé, ma proprio ciò che accade e come accade prima del numero stesso.
La costruzione e l'interazione tra i due sono la vera storia di questo spettacolo, ispirato alle atmosfere de "Il deserto dei Tartari " di Dino Buzzati, alle opere di Beckett e con un piccolo tributo a "Le Cronache di Narnia".
I personaggi vengono da un immaginario fiabesco, giocano con il poco che hanno, trasformando oggetti quotidiani in "oggetti magici". Questo concetto è strettamente legato al teatro povero, un teatro che non sorprende con i suoi grandi effetti speciali, ma con la sua capacità di giocare con elementi quotidiani, un'esigenza che nasce sia da una questione ideale che da una necessità pratica.
Uno dei punti che esploriamo con questo progetto riguarda quella che chiamiamo danza del clown.
Per noi, il corpo del clown è strettamente legato alla nozione di danza. Chiaramente parliamo di un clown danzante che non sa danzare, ma imita la danza, e questo lo rende interessante e unico.
Sappiamo che potremmo realizzare questo spettacolo senza costumi, avvicinandoci a un'atmosfera più quotidiana e, ancora meglio, un po' contemporanea. Ma in qualche modo, allo stesso tempo, sentiamo il bisogno di evocare un mondo altro che, anche se non coerente o completo, ci allontana dalla nostra quotidianità e ci fa riscoprire la funzione immaginativa e suggestiva del clown.
Informazione riservata agli Organizzatori
Non è stata caricata nessuna recensione
Informazione riservata agli Organizzatori