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Lacera

Silvana Pirone

Opera in repertorio

Genere
Prosa Teatrodanza
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Regia: Silvana Pirone

Drammaturgia: Luigi Imperato

Attori: Salvatore Veneruso, Fabiana Fazio

Altri crediti: Tecnico Luci: Paco Summonte - Tecnico Audio: Giovanni Santoro

Parolechiave: Corpo, Rito, Identità, Desiderio, Ferita

Produzione: Compagnia Teatro di Legno. Un libero tradimento de Le serve di Jean Genet, drammaturgia di Luigi Imperato, regia di Silvana Pirone. Produzione maggio 2025

Anno di produzione: 2025

Genere: Prosa Teatrodanza

"Lacera" è un tradimento de Le serve di Jean Genet.

Non una riscrittura fedele, ma un atto di sottrazione e di ferita. Dall’originale restano le due sorelle e la loro padrona invisibile, il gioco speculare tra sogno e sopraffazione, la tensione continua verso un altrove impossibile. Tutto il resto si lacera, si riscrive, si sposta. La lingua diventa napoletano, la scena si fa corpo, il corpo diventa suono.



Sul palco due interpreti – Fabiana Fazio e Salvatore Veneruso – si muovono in un perimetro domestico che è anche mentale. Una cornice vuota, una radio, poche borse appese: reliquie di un quotidiano che si trasforma in rito. In assenza della Padrona, la sua presenza prende corpo attraverso l’imitazione, la memoria, l’odio e la devozione. Le due serve la evocano e la incarnano a turno, scambiandosi ruoli, voci e destini, in un vortice che confonde reale e rappresentazione.



La drammaturgia di Luigi Imperato lavora per strati, intrecciando la parola con il gesto, l’eco poetica con la materia concreta del dialetto. La regia di Silvana Pirone accompagna il testo in un percorso di trasfigurazione: la parola si fa gesto, il gesto diventa danza, la danza torna voce. L’azione si compone e si dissolve, come un tessuto che continuamente si lacera per rivelare la trama sottostante.



In “Lacera” la musica non accompagna, ma incide la scena: ritmo, partitura, presenza. Le luci disegnano geometrie mutevoli, i corpi si rincorrono come figure di un rito arcaico che si ripete e si trasforma. L’ironia, la solitudine, la crudeltà e l’amore si fondono in una spirale di contrasti, in cui lo spettatore è chiamato a riconoscersi e a perdersi.



Dopo dieci anni di silenzio creativo, la compagnia Teatro di Legno torna in scena con la delicatezza e la forza che da sempre la contraddistinguono.

“Lacera” segna un nuovo inizio, un ritorno al dialogo con il pubblico attraverso una poetica che intreccia parola, corpo e musica.

Non un racconto lineare, ma un attraversamento di emozioni e visioni: un teatro che si interroga sul desiderio di essere altro, sulla ferita e sul gesto necessario di chi prova, ancora una volta, a ricucire ciò che resta.

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