Regia: Giulia Sangiorgio
Drammaturgia: Eleonora Fedeli
Attori: Eleonora Fedeli Vito Marco Sisto Massimo Sansottera
Altri crediti: REGIA E LUCI Giulia Sangiorgio MUSICHE Adriano Sangineto COSTUMI Luca Galletti SCENE Giulia Sangiorgio e Massimo Sansottera SUPERVISIONE DRAMMATURGICA Chiara Arrigoni PROGETTO FOTOGRAFICO Chiara Preti VIDEO Paul Guccione Spettacolo finalista Premio Scintille 2025
Parolechiave: personaggio storico/ruoli di genere/femminile/drammaturgia contemporanea
Produzione: Collettivo Arsi/ Coproduzione Pacta.dei Teatri/ Supporto produttivo Associazione Quarto Bivio Lab ETS
Anno di produzione: 2025
Genere: Prosa
SINOSSI
N è convinto di avere tutte le carte in regola per andare in fondo al compito che gli è stato assegnato. J è convinta che lui sia come tutti gli altri che l’hanno preceduto. Per giorni si dilunga tra loro un interrogatorio denso, difficile. Si muovono attorno altre forze, presenze potenti, che muovono i fili di un gioco crudele. Fino ad arrivare all’ultima ora di mistero. L’ora in cui J prende la sua ultima decisione.
Ispirata agli atti del processo subito da Jeanne d’Arc nel 1431, la drammaturgia si appoggia agli eventi storici per parlare dell’oggi, di fede, disobbedienza e dinamiche di potere, ma soprattutto per accendere una domanda più profonda: che cosa vuol dire essere chiamati? E a cosa siamo pronti a rinunciare per restare fedeli a noi stessi e alla nostra Vocazione?
DRAMMATURGIA
I due protagonisti – l’interrogata e l’interrogante – si muovono in una continua ridefinizione dei ruoli di potere. Nessuno dei due ha mai davvero il controllo, e proprio questa instabilità mette a nudo le dinamiche di un sistema che teme ciò che non può dominare. A disturbare l’apparente dicotomia, un terzo elemento silenzioso: presenza inquietante e, al tempo stesso, salvifica, custode del mistero e detonatore del finale.
I due protagonisti sono spesso in dialogo con i rispettivi Loro, di cui noi non sentiamo mai la voce. La parte invisibile di questa drammaturgia. Si tratta di forze esterne alla scena (i superiori per N, le Voci per J) che però ne governano i fili con sempre maggior prepotenza, diventando man mano il vero focus del conflitto in atto.
Il paternalismo, la crudezza verbale, la violenza psicologica e la provocazione sessuale sono le armi di un conflitto di potere che si allarga a cerchio concentrico.
NOTE DI REGIA
ARSI si interroga sul potere e sulla fede, sull’identità e sulla credibilità. Su una voce che reclama ascolto in un mondo che la giudica prima ancora di provare a comprenderla. La figura di Jeanne d’Arc diventa, in questa drammaturgia, un prisma attraverso cui esplorare le contraddizioni più sotterranee del nostro presente.
Nella messa in scena, il vuoto della prigione si trasforma in spazio mentale, un luogo sospeso dove realtà storica e realtà interiore si confondono. Un altrove teatrale in cui le domande contano più delle risposte e le parole diventano corpo, ostacolo, arma. La scenografia, essenziale ma simbolica, evoca un ambiente che è insieme processo, altare e tomba.
La luce in ARSI è centrale: è fuoco, è fede, è ciò che brucia dentro. Irrompe, insinua, rivela. È la voce dell’invisibile.
La regia lavora sulla tensione costante tra visibile e invisibile, tra gesto e parola, tra fede e logica. Ogni scelta estetica è pensata per evocare questo dualismo e spingere il pubblico a confrontarsi con l’interrogativo centrale: chi decide a cosa ha senso credere? ARSI è un rito laico, una danza verbale e fisica, un atto d’amore e di resistenza. È la voce di chi non si piega. Nemmeno quando brucia.
Informazione riservata agli Organizzatori
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