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Tortellini Ucraini

Gloria Giacopini Giulietta Vacis

Opera in repertorio

Genere
Prosa
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Regia: Gloria Giacopini / Giulietta Vacis

Drammaturgia: Gloria Giacopini / Giulietta Vacis

Attori: Gloria Giacopini

Altri crediti: video making Giulietta Vacis / assistenza tecnica Eleonora Diana / aiuto servizio Ginevra Giachetti

Parolechiave: Ucraina, tortellini, degustazione, donne, documentario

Produzione: Tangram Teatro

Anno di produzione: 2025

Genere: Prosa

“Al funerale di mia nonna, io ero seduta al banco con la sua badante e tutte le sue amiche ucraine. E’ lei che ha tenuto la mano di mia nonna mentre stava morendo, è lei che l’ha convinta a fare la pasta frolla senza utilizzare il mattarello, ed è lei che le serviva cibi grassi andando contro ogni parere medico, perché diceva che solo col burro e con un goccino d’alcol mia nonna si sarebbe rimessa in forze. La ricetta dei tortellini, me l’ha insegnata lei quando mia nonna non aveva più le forze per farlo. Sono identici ai suoi.” Gloria Giacopini

Nel corso degli ultimi tre anni, o forse, più precisamente dallo sfociare dell’occupazione russa del Dombass in guerra “ad alta intensità”, il legame d’affetto tra Gloria e Ludmilla, conosciuta in quanto ex-caregiver di sua nonna Ines, ci ha poste, proprio in quanto artiste ed autrici teatrali, di fronte ai temi urgenti ed essenziali del privilegio e del razzismo interiorizzato.

Quell’incontro, e la conseguente scoperta di un’affinità elettiva tra due donne di età, provenienze e radici culturali e sociali così diverse, ci ha costrette a guadare e a riflettere su quelli che tendiamo a considerare concetti semplici come quello di cura o quello di famiglia, scoprendo problematico l’approccio a ciò che abitualmente percepiamo importante, grave o drammatico.

In questo momento dell’esperienza umana particolarmente segnato da conflitti, violenza, ed incomprensione, ci siamo dunque chieste quale fosse il senso profondo delle narrazioni ed il ruolo del teatro.

Tortellini Ucraini è la proposta al pubblico di ragionare collettivamente su queste domande. Sui pregiudizi, quelli personali ma soprattutto quelli culturali. Su quanto percepiamo gli altri esseri umani a seconda dei ruoli che ricoprono, e su cosa facciamo attivamente per agire sulle situazioni.

Per accompagnare in questo percorso anche complesso, ci è sembrato importante poter immergere il nostro pubblico nella stessa dimensione di affetto e scoperta dell’altrə di cui la protagonista ha avuto esperienza.

Per farlo, il cibo è diventato essenziale perché, come è pratica comune a tutte le culture del mondo, si fa linguaggio oltre alle parole, e si fa luogo: la cucina e la tavola diventano lo spazio in cui, liberi da incombenze e lavoro, scopriamo il tempo per raccontare noi stessə ed ascoltare lə altrə, conoscendolə.

E conoscendosi, accade di sconfiggere i pregiudizi.

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