Direction: Basilio Musolino
Dramaturgy: Tiziana Bianca Calabrò e Eleonora Scrivo
Actors: Renata Falcone
Other credits: Consulenza artistica per i movimenti di scema: Giuseppe Muscarello - Consulenza drammaturgica: Tino Caspanello
Key words: femminicidio, obitorio, corpo, famiglia, violenza
Production: Adexo A.P.S. e Compagnia Ucrìu
Year of production: 2024
Theatrical genre: Prose
Obitus è una sfida. Quella di Vittoria, la protagonista, che si rivela all’improvviso nello spazio scenico.
È bella Vittoria, ha un volto antico, cerca qualcosa, dentro un tempo che a tratti sembra un conto alla
rovescia, a tratti si dilata per poi dissolversi. Dove sono finiti tutti?
In questa corsa disperata, Vittoria racconta, lo fa offrendo agli sguardi pezzi di sé, del suo corpo, del suo passato, della sua vita intima in cui nulla è come sembra, perché \\\\\\\\\\\\\\\"delle vite degli altri non si sa niente o solo quello che vogliamo credere\\\\\\\\\\\\\\\".
In Obitus parla il corpo di Vittoria, letteralmente nelle sue parti anatomiche: ossa, lineamenti, fibre, sangue, molecole. Attraversano la memoria del suo tempo, il ricordo di chi è stata, la dannazione di non essere più, il rischio di diventare un numero identificativo in un obitorio. Fino alla rivelazione finale, in cui i frammenti si ricompongono, per poi ulteriormente frantumarsi, nell’incedere doloroso del suo vagare.
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“Obitus” è la trasposizione teatrale di un racconto, scritto dalle stesse autrici della drammaturgia, in cui i pezzi del corpo di una donna vittima di femminicidio, raccontano, dal tavolo di obitorio, la sua uccisione violenta. Trasformare un testo narrativo in una drammaturgia non è stata operazione semplice. Il continuo confronto, ci ha condotti verso una struttura narrativa insolita, che consentisse al corpo di Vittoria, la protagonista, di raccontare il suo ultimo giorno di vita e l’epilogo drammatico. Durante le prove siamo entrati nel labirinto in cui la protagonista conduce la sua esistenza fatta di salotti e discorsi vuoti, di prevaricazioni, di una facciata da mantenere per il buon nome della famiglia e dell’azienda. Questa immersione ci ha fatto comprendere che non potesse essere sufficiente, la sola narrazione, a rendere l’atmosfera e il senso del testo narrativo. Il corpo con le sue movenze doveva divenire racconto dell’ultimo giorno di vita di Vittoria, restituendo anche la psicologia complessa del personaggio. Il contesto quasi onirico in cui la donna si muove, la struttura geometrica della scenografia, l’iconografia che si palesa in ferma immagini, ci hanno permesso di dare tridimensionalità allo spettacolo in cui Vittoria corre, scappa e viene raggiunta, cade e si rialza.
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