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Tutto è Kabarett

Caffè Hertz

Opera in repertorio

Genere
Prosa
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Regia: Riccardo Mallus, Caffè Hertz

Drammaturgia: Riccardo Tabilio

Attori: Valentina Mandruzzato, Francesca Zaira Tripaldi, Maria Luisa Zaltron

Altri crediti: un progetto di Caffè Hertz ispirato a "Alles ist Jazz" di Lili Grün

Parolechiave: Teatro musicale, Berlino, Arte, Memoria, Anni '20

Produzione: Teatro della Cooperativa con il sostegno di Quarta Parete

Anno di produzione: 2023

Genere: Prosa

Un treno attraversa l’Europa tra le due Guerre.

A bordo una ragazza viennese: Elli, che «di anni ne ha venti, ne dimostra sedici, e non ha paura di niente». È diretta a Berlino, Elli: Berlino che è la capitale delle idee, del fermento, della trasgressione. A Berlino, metropoli colma di promesse e di potenzialità, Elli, orfana, spiantata – tanto povera quanto combattiva – incontra un gruppo di artisti, chanteuses, comici e musicisti, con cui decide di intentare la grande impresa: fondare un locale di Kabarett. «Così lo chiameremo» – decidono insieme: «Jazz!».

La storia raccontata nello spettacolo è ispirata al romanzo “Tutto è Jazz” del 1933, un testo dalla filigrana autobiografica (Lili come Elli è un’emigrante austriaca a Berlino); un romanzo unico confrontato con le opere più iconiche del suo tempo: un romanzo con il respiro di un inno alla vita. Pagina dopo pagina Lili Grün vi dipinge un mondo fatto di prove, amori, bevute, canzoni, applausi, danze, fame, disperazione, in cui chi legge si trova catapultato. Grazie a questi ingredienti, “Tutto è Jazz” fu un successo editoriale, che diede a Lili Grün una fama improvvisa ma effimera: la fortuna del romanzo non fu la stessa dell’autrice, che con la presa del potere da parte del Nazismo subì la sorte della deportazione. Di Lili Grün non è oggi nota nemmeno la sepoltura, e con la sua memoria anche quella del libro finì nell’ombra, se non per una recentissima riscoperta, grazie all’editore Keller, che nel 2018 dà alle stampe il romanzo in italiano.

Il romanzo ritrovato di Elli è la cornice per la creazione di un nostro Kabarett, che ha l’aspirazione di preservare la natura meravigliosa della storia («meravigliosamente allegra, meravigliosamente triste e malinconica» secondo The Magazine), accettando tuttavia la responsabilità del senno di poi, cioè trasformandola in racconto ricco e storicizzato, con inserti di testualità dell’epoca, con la musica e le canzoni del repertorio di allora. È una drammaturgia fortemente femminina: in scena tre donne, tre attrici, che al contempo sono cantanti e musiciste. È un tributo alla poliedricità espressiva che costituiva una delle caratteristiche fondanti delle artiste del Kabarett (come Marlene Dietrich, Annemarie Hase, Blandine Ebinger, Claire Waldoff, Anita Berber, Valeska Gert…) e rende giustizia a un romanzo di un’autrice (e di una protagonista) donna. Insomma, in “Tutto è Kabarett” si intrecciano tre piani: la storia di “Tutto è Jazz”, quella di un collettivo di artiste e di artisti che si getta nell’impresa di mettere su un locale di Kabarett nella Berlino degli Anni Venti; la Storia del totalitarismo che ha annientato un’intera generazione di artisti e intellettuali come fu Lili Grün. E il presente, i nostri Anni Venti, con le loro urgenze, e con la necessità di fare della memoria materia viva.

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