Regia: Ugo Fiore e Livia Rossi
Drammaturgia: Livia Rossi
Attori: Ugo Fiore, Federica Furlani
Altri crediti: progetto sonoro Federica Furlani disegno luci Giulia Pastore consulenza alle scene Paolo Di Benedetto scene realizzate da Laboratorio di Scenografia “Bruno Colombo e Leonardo Ricchelli” del Piccolo Teatro di Milano – Teatro d’Europa Spettacolo vincitore Forever Young 2021/2022 – La Corte Ospitale
Parolechiave: casa, infanzia, memoria, biografia
Produzione: produzione La Corte Ospitale co-produzione Proxima Res con il sostegno di MiC e Regione Emilia-Romagna
Anno di produzione: 2023
Genere: Prosa
Il racconto comincia da una casa. Gaston Bachelard la definisce come “lo spazio che racchiude e comprime il tempo attraverso la memoria e l’immaginazione.” In una scena asettica, completamente bianca, Ugo comprime il tempo e ricorda – o forse immagina. Ricorda i luoghi della sua infanzia, il giardino, la sabbiera, i pomeriggi passati a giocare con il fratello e il cugino. Ma poiché la memoria è una macchina imperfetta, nelle cui crepe realtà e finzione si confondono, i ricordi di Ugo assumono fin da subito i contorni di una fiaba. E proprio come in una fiaba, una volta salite le scale e aperta la porta di casa, Ugo ripiomba nei suoi undici anni, il giorno in cui ha incontrato Xavier. Si sono conosciuti su una chat. Si incontrati una volta sola, nei bagni pubblici di un parco. Xavier ha trent’anni più di Ugo. Lo spettacolo si sviluppa nella progressiva creazione di cortocircuiti narrativi, in un gioco di accordi e opposizioni, in cui, proprio come accade nella memoria, la realtà e l’immaginazione si confondono. Così, sulla scena, il lavoro evocativo della musica, che attinge da un immaginario infantile e lo distorce, convive con la presenza ingombrante del video, che in maniera quasi documentaristica rivela gli interni della casa. A creare poi ulteriori cortocircuiti di senso, è la compresenza di italiano e francese, le due lingue di Ugo. Non tutto è immediatamente comprensibile. Lo spettacolo, nascondendo continuamente ciò di cui parla, ripercorre insieme allo spettatore la dinamica di adescamento del pedofilo.
«Partendo da un fatto biografico, ci siamo chiesti come non restarne incastrati. La pedofilia è un tema che ha a che fare con l’osceno, con ciò che è irrappresentabile, e con la dimenticanza. Il pedofilo è come Crono che divora i suoi figli. Il suo è un tempo bloccato, ciclico. Vive in un presente che sopprime la possibilità di futuro, del succedersi di generazioni, e in questo senso annienta anche il passato. È un tempo che sembra escludere ogni forma di racconto. Eppure, nel linguaggio allusivo e simbolico delle fiabe abbiamo trovato una chiave che ci ha permesso di distogliere lo sguardo dalla biografia e allargare i confini della nostra ricerca. Abbiamo cominciato a riflettere sul concetto di mostruoso, cercando di cogliere, nelle fiabe, ciò che le sue diverse rappresentazioni
avevano in comune. Così è nato questo lavoro: la storia, vera e non vera, di un bambino che diventato adulto incontra di nuovo il mostro della sua infanzia. Immaginare questo incontro è per noi un modo di interrogarci su come eventi, che dovrebbero restare relegati alla sfera delle paure e dei tabù, possano contaminare la costruzione della nostra identità, quando irrompono violentemente nel quotidiano.» Ugo Fiore, Livia Rossi e Federica Furlani.
Informazione riservata agli Organizzatori
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