Direction: Luca Ravazzini, Giuseppe Sepe
Dramaturgy: Natalia Guerrieri
Actors: Pietro Andreoli, Francesca Colò, Denise Di Pietro, Lino Larocca, Agnese Negrelli e Deanna Orienti
Other credits:
Key words: prosa, lavoro, distopia, plot
Production: L'abracadam
Year of production: 2025
Theatrical genre: Prose
CLAIM
Cosa siete disposti a fare per il lavoro della vita?
L'IDEA
In un mondo in cui il lavoro sembra aver preso il sopravvento su tutto, quattro candidati si presentano al colloquio organizzatoda una grande e misteriosa Azienda.
L’esame però non si rivelerà semplice da superare e andrà oltre il consueto incontro aziendale. I quattro candidati si ritroveranno a dover affrontare una serie di prove che li metteranno infine davanti a se stessi, alle proprie paure e ai propri spettri, senza via di fuga.
Quando il colloquio lascerà il posto alla lotta per “il posto della vita”, niente sarà più come prima. Nella spietata logica dell’Azienda nessuno è al sicuro, nemmeno chi, in un primo momento, credeva di esserlo.
NOTE DI REGIA
Nel mondo contemporaneo, o almeno in quello occidentale a noi noto, le ragioni
del lavoro sembrano aver sostituito quelle della vita.
Molto spesso, il lavoro diventa il fine della nostra esistenza e non più il mezzo attraverso il quale raggiungere un benessere che ci permetta di dedicarci pienamente ai suoi vari aspetti (affetti, passioni, relazioni sociali e così via).
Uno studio ha rivelato che il ritmo del mondo occidentale si regge sul consumo di caffeina. Le nostre giornate, organizzate in funzione di una sempre crescente produttività, si reggono sull’assunzione di un eccitante che alterale nostre facoltà, rendendoci più veloci, anestetizzati nei confronti della fatica, ma anche più irritabili, stressati, stanchi.
Un altro studio, condotto attraverso un’intervista a una serie di candidati, si è proposto di scoprire fino a che punto gli aspiranti nuovi assunti sarebbero stati disposti a rinunciare al tempo libero (comprendente anche il riposo) per lavorare. L’analisi delle risposte ha rivelato conclusioni allarmanti.
I candidati si dicevano infatti disposti, in sostanza, ad annullare totalmente il proprio tempo libero per lavorare di più ma non erano pienamente consapevoli delle ricadute delle loro scelte sulla vita reale.
Anche durante la pandemia, per molti il lavoro non sembra essersi arrestato, anzi è rimasto l'unico orizzonte nelle giornate di chi ha dovuto eliminare ogni altra attività o occasione sociale.
Byung-Chul Han e altri filosofi si stanno interrogando sui concetti di iperproduttività e autosfruttamento, fenomeni che sembrano accelerare sempre più in concomitanza con l’avvento del capitalismo digitale.
La prova vuole restituire una dimensione umana, dilemmatica, a questa “lotta dentro di noi e fuori di noi” che forse possiamo iniziare a mettere in discussione.
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