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Tre giri di valzer senza far rumore

Marzia Gallo Christian Gallucci

Opera in repertorio

Genere
Prosa
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Regia: Marzia Gallo/Christian Gallucci

Drammaturgia: Christian Gallucci

Attori: Marzia Gallo | Christian Gallucci

Altri crediti:

Parolechiave: cechov, villeggiatura, relazioni, fallimento, creazione artistica

Produzione: Compagnia Gallo/Gallucci con il sostegno di Fondazione Claudia Lombardi per il Teatro e Teatro della Tosse

Anno di produzione: 2025

Genere: Prosa

SINOSSI



Una coppia, attore e scrittrice, si trasferisce con il bambino e il cane nella vecchia casa al mare della famiglia di lei. Lui pensa al teatro, lei scrive un romanzo. Entrambi sono innamorati di un’altra persona.

Avevano immaginato di vivere un ritorno alle origini, una perenne villeggiatura dove potere recuperare il senso dello stare insieme e l’ispirazione artistica, sperando che una vita soddisfacente fosse ancora possibile.

Mentre la vita, il teatro e la scrittura si confondono, le ossessioni e gli echi del passato tornano presto a galla, distruggendo questa fragile menzogna.



PROGETTO ARTISTICO

Il gabbiano, quarto atto. Masha accenna due o tre giri di valzer, senza far rumore.

Richiamando temi e atmosfere del testo di A. Cechov, la drammaturgia prende spunto anche da un parallelismo autobiografico dei due interpreti: la permanenza, durante l’infanzia, nello stesso luogo di villeggiatura in Calabria.

Si tratta di un luogo dove i cani latrano notte e giorno, il mare è sempre sporco, il caldo è opprimente e le case sono troppo grandi per poterci vivere. Questa è la cornice dove si muove la coppia che, anche in questo caso, si ispira ai due personaggi de Il Gabbiano, Masha e Medvenko, in una versione con cane e figlio a carico.

Rappresentano, questi due personaggi e la loro relazione, l’amore e le relazioni che intratteniamo, goffe e incompiute; l’impressione di trovarci in un’eterna villeggiatura, che assume la proporzione di un grande vuoto.

Tre giri di valzer senza far rumore è anche e una riflessione sul nostro essere artisti e le occasioni perdute, i grandi slanci di speranza, le aspirazioni e i fallimenti. Ma la riflessione non è del tutto amara, perché all’arte siamo grati, è la nostra spinta vitale, ci suggerisce la possibilità di immaginarci migliori, di inventare una vita più grande e luminosa.



LINGUAGGI

Dialoghi ironici e taglienti e inserti poetici vanno a definire la drammaturgia e la relazione della coppia. Codici gestuali

e azioni sceniche ripetute, così come il pretesto della scrittura di un romanzo e del fare e pensare teatro, permettono di fare riverberare il testo d’origine, Il Gabbiano, amplificando al tempo stesso la presenza/assenza di altri personaggi – il cane, il bambino, l’amante di lui, il giardiniere.



La scena rappresenta un interno essenziale: un salone della casa che, tramite una finestra evocata, si apre all’esterno.

Un tavolo di lavoro è luogo di scrittura e creazione, cervello e cuore della scena. Il resto dello spazio, che comprende pochi altri elementi facilmente modulabili, permette di immaginare e ricreare situazioni avvenute in altro luogo e/o in altro tempo.

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