Ideazione e regia: Elena Bastogi
Drammaturgia: Elena Bastogi
Interpretazione: Elena Bastogi
Other credits: Creazione e performance | Elena Bastogi
Dialogo drammaturgico | Lucia Palladino, Katerina Andreou, Ehsan Shayanfard
Supporto amministrativo | Giusy Guadagno / Extragarbo
Con il sostegno di ICI-CCN Montpellier (nell’ambito del Master exerce), RAMDAM un centre d’art (Lione), radical_house (Bruxelles), kunstencentrum BUDA (Kortrjik), Habitat (Tredozio)
Partecipazione alla ricerca | Myrto Katziki, Alice Consigli, Anne Kerzerho, R. Dagô, Shira Marek, Jean Lesca, Olivia RIvière, léone k. Salinas Muñiz, Olivier Kiswinsida Gansaore.
Key words: Rebus, mappa, pensiero, relazione, puzzle.
Production: Centro Coreografico Nazionale di Montpellier, contestualmente al Master biennale exerce (2023-25) in partnership con l'Università Paul Valery.
Year of production: 2026
Theatrical genre: Prose Dance Performance
SINOSSI:
REBUS (la mappa non è il territorio) è un solo a partecipazione aperta, perché non può essere solo.
È un tentativo d’incontro in un paesaggio frammentato, distrutto, separato.
È un tentativo di costruire una narrazione da questa segmentazione.
Muove da un desiderio di comunione, mentre abita e accorda spazio alla condivisibile solitudine radicale che attraversa.
Il pubblico è coinvolto in un gioco compositivo dalle regole non dichiarate in cui l’assenza di una progressione narrativa univoca mette in questione i processi d’interpretazione esponendo il sottile equilibrio tra senso e ambiguità.
È una performance non lineare senza centro, configurata come un puzzle di pezzi che appaiono secondo un ordine effimero e randomico. Il senso emerge — se emerge — solo attraverso l’interazione tra le parti, nello scarto, nella differenza, nella consonanza.
NOTE D'INTENZIONE:
La ricerca ruota attorno alla relazione con il linguaggio e al sense-making, sia in termini di processi di pensiero che rispetto al modo in cui questi operano a livello emotivo, relazionale e sociale.
L'interesse nasce da una profonda impazienza nei confronti della capacità - o della strumentalizzazione dell'uso - del linguaggio di abbracciare la complessità e consentire agli individui di incontrarsi e comprendersi a vicenda, piuttosto che entrare in opposizione su chi abbia più diritto di parola e di ragione.
Il linguaggio è uno strumento performativo che agisce sulla realtà, piuttosto che descriverla oggettivamente.
Questo approccio stimola a relazionarsi attivamente con la necessità di una negoziazione continua riguardo alle narrazioni prodotte per raccontare eventi fattuali e astratti. Se questo è sempre stato un meccanismo di importanza politica, lo è ancora di più nella nostra epoca contemporanea dominata dai media e segnata dalla risalita dei movimenti di estrema destra e dalla soppressione della diversità.
Attraverso un atteggiamento seriamente ludico, l’intento del mio lavoro è quello di rendere esplicito questo meccanismo produttivo, stimolando la consapevolezza di una molteplicità di possibili cornici di significazione.
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