Regia: Andrea De Robbio
Drammaturgia: Andrea De Robbio e Anselmo Luisi
Performer: Anselmo Luisi
Altri crediti: scenografia di Leonardo Driussi
Parolechiave: teatro fisico, dark comedy, musica, intelligenza artificale, clown
Produzione: una coproduzione Zatrocarama APS e Teatro Stabile di Trieste \\\"La Contrada”
Anno di produzione: 2025
Genere: Performance Altro
Il pubblico in sala si siede mentre una voce esterna calda e rassicurante invita a fare un respiro profondo e a prepararsi ad una nuova frontiera per il futuro dell’umanità: stiamo assistendo alla presentazione di un prodotto di ultima generazione, il robot umanoide - intelligenza artificiale ALGO-RITMO.
Anche chiamato ALGO o più semplicemente AL, il robot è un prodotto di tecnologia avanzatissima, dal design moderno ed un carattere gioviale ed accomodante. Il robot ha un’originale ed unica particolarità: non parla, anzi ascolta senza mai interrompere, segue gli ordini dell’utente senza mai imporsi.
Inoltre, grazie alla modalità premium, ALGO-RITMO può connettersi ad un dispositivo tecnologico che gli permette di eseguire i comandi trascinando l’utente e gli spettatori in mondi sonori e musicali, comici e surreali. Così al comando “attiva tutorial make up”, Algo risponde con un grottesco balletto coreografato, per rispondere alla domanda “qual è il meteo di domani?” viene attivato un magma comico di suoni tempestosi con la loop station, mentre per attivare il “programma fitness” si esibisce in una performance virtuosistica di mimo, canto, danza e batteria elettronica.
“Saremo mai perfetti quanto te?” chiede la suadente voce esterna del presentatore tra un comando ed un altro.
Ma man mano che Algo esegue gli ordini incessanti e la ricerca della perfezione si fa sempre più ossessiva, lo vediamo trasformarsi lentamente, vediamo le sue movenze farsi sempre più umane e meno robotiche, i suoi sorrisi meccanici sfumare in risate isteriche, pianti spezzati. Il piano di realtà sbiadisce e scivola lentamente: il robot si è trasformato in un umano? Oppure quello che vediamo è un umano che si sforza di essere perfetto come un robot?
E così dalla presentazione di un prodotto di ultima generazione assistiamo ad una graduale traslazione del piano di narrazione su un livello onirico, dove la spirale ossessiva degli ordini impartiti si fa sempre più impietosa, sempre più violenta, dove i piani di realtà si fondono tra loro, dove il sogno diventa incubo, lasciando agli spettatori l’alone di alcuni interrogativi:
Siamo noi a impartire ordini alle intelligenze artificiali oppure a riceverli ed eseguirli? Sono le AI che cercano di assomigliare sempre di più a noi o noi che cerchiamo di assomigliare a loro?
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