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Senza troppi grilli per la testa

Parterre

Opera in repertorio

Genere
Prosa
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Regia: Andrea Ruggieri

Drammaturgia: Andrea Ruggieri

Attori: Laura Facchin, Luca Molinari

Altri crediti: costumi Valentina Bazzucchi; musiche Max Ciafrei; disegno luci Marco Catalucci; aiuto regia Matteo Cortini

Parolechiave: cura, basilico, famiglia, segreti

Produzione: Parterre - APS

Anno di produzione: 2024

Genere: Prosa

Senza troppi grilli per la testa è un atto unico che vuole indagare il fragile rapporto tra una madre e un figlio, che si ritrovano ad un anno dalla morte del marito della donna e padre del giovane uomo. Al centro un tavolo ricolmo di piante di basilico. Sullo sfondo una normale famiglia di provincia, costretta nelle proprie dinamiche in bilico tra supporto e aspettative deluse.

Il profumo del basilico si diffonde per la cucina mentre la madre se ne prende cura. È l’unica attività alla quale la donna si dedica nel suo tempo libero. Vedova da un anno, vive ormai sola, poiché il figlio ha lasciato appena diciottenne la famiglia e la piccola trattoria che gestivano per dedicarsi al suo progetto: aprire un proprio ristorante di cucina contemporanea. Senza troppi grilli per la testa vuole dunque essere il racconto di due solitudini che si rincontrano, di due generazioni che si confrontano, a volte con toni aspri, a volte con scambi ironici e veloci. Da una parte una donna apparentemente “senza troppi grilli per la testa”, dedita al lavoro e alla famiglia, che non ha praticamente mai lasciato la sua cucina. Dall’altra un giovane uomo che ha saputo sfruttare la crisi alimentare globale per avviare la sua carriera nel campo della ristorazione. Entrambi nascondono un segreto (sarà lo stesso?) ed è giunto adesso il momento di svelarlo. La detonazione è inevitabile.

Il testo vuole dunque puntare una lente sulla famiglia, primo nucleo sociale in cui tutti noi ci formiamo e nel quale si determinano dinamiche sane o disfunzionali, che caratterizzeranno il nostro approccio alla vita fino all’età adulta. A tale scopo, l’ambiente visivo si rivela accogliente e scomodo, al tempo stesso, pronto ad essere plasmato e condiviso dai due personaggi. Alle luci è demandato il compito di disegnare uno luogo intimo ma non reale, alle musiche quello di creare uno spazio d’azione mutevole, nel quale i corpi possano definire ed evolvere il loro rapporto, al di là della parola.

Attori, scena, musiche e luci concorrono così a dipingere un interno domestico con tocchi rapidi e essenziali, nel quale madre e figlio sono finalmente in grado di dare spazio ad una nuova condivisione.

Informazione riservata agli Organizzatori

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