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Prometeo | play identity

Elektromove performing arts / Contamina APS

Opera in repertorio

Genere
Danza Teatrodanza Performance
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Regia: Marco De Meo

Drammaturgia: Marco De Meo

Attori: Ginevra Zaramella, Roman Riabych, Giacomo Quagliotti, Marco De Meo.

Altri crediti: Musiche originali e arrangiamenti Moreno Paoletti Design luci Paolo Casati Costumi Martina Marianni Illustrazioni Konstantinos Katenszos

Parolechiave: Prometeo, Ermes, Oceano, Pandora, adolescenza.

Produzione: prodotto da Contamina APS, in collaborazione con Padova Danza Project nell'ambito del Corso di Perfezionamento 2.0 con la direzione artistica di Gabriella Furlan Malvezzi.

Anno di produzione: 2025

Genere: Danza Teatrodanza Performance

Prometeo è il titano che ruba il fuoco agli Dei per donarlo agli uomini. Con questo gesto la mitologia greca ci dice che Prometeo compie un atto di disobbedienza e ribellione. La punizione inflitta da Zeus è l’esilio su una roccia, dove ogni notte un’aquila gli divora il fegato, che si rigenera durante il giorno.

Sulle sponde della roccia giungono due Titani, Ermes e Oceano, e Pandora, che rappresenta la dimensione umana, incarnando forze diverse dell’animo.



Ermes, messaggero di Zeus, è inviato per estorcere a Prometeo un segreto capace di minare il potere del sovrano degli dèi.

Pandora, creata da Efesto su ordine di Zeus, è figura simbolica della mitologia greca, portatrice di doni divini e custode di un vaso contenente i mali del mondo. Nella performance giunge alla soglia di Prometeo come simbolo di fragilità e punizione, ma anche di curiosità e astuzia. Qui la sua figura si trasforma in soggetto autonomo, rappresentando la dimensione umana tra dèi e Titani e aprendo la possibilità di emancipazione.



Oceano, con la sua placida diplomazia, si avvicina con l’intento di mediare il conflitto con Zeus, cercando un compromesso che conduca alla liberazione di Prometeo.

Il confronto si accende: Pandora diviene pretesto di scompiglio, spingendo i personaggi alla lotta per il suo corpo. Ferita, ritorna al vaso e, d’istinto, lo apre: da esso si riversano nel mondo i mali, che avvolgono i personaggi in una danza ipnotica. Ma il ruolo della donna si ribalta quando Prometeo le concede parola e libertà. Da figura fragile e strumento di punizione, Pandora si trasforma in donna risoluta, capace di camminare da sola con coraggio.



Ermes continua a incalzare, pretendendo il segreto che Prometeo custodisce. Ma il Titano lo smaschera, rivelandone la condizione servile, prigioniero del potere che rappresenta. In un gioco provocatorio, Prometeo traccia davanti a lui una linea rossa: se oltrepassata, gli concederebbe libertà. Ermes però sceglie un’altra via: non cede alla sfida, ma si emancipa attraverso un’improvvisazione vocale intrecciata a suoni elettronici, affermando la volontà di sottrarsi al potere di Zeus. Così si libera, trovando la propria via ed abbandonando la scena.



Oceano, con la sua pacatezza, tenta ancora un dialogo e un concilio con Prometeo, ma il Titano lo trascina in un incanto, facendolo cadere a terra. Al risveglio, Oceano trova davanti a sé un microfono: occasione di riflettersi e rivelarsi, aprendosi al mondo.



Rimasta sola, Pandora si avvicina a Prometeo: in segno di gratitudine lo bacia e poi si allontana. Cala la notte. L’aquila ritorna, come ogni sera, a divorare il fegato del Titano.



Pandora, Ermes e Oceano – non solo figure mitologiche ispirate al Prometeo di Eschilo ed Esiodo e trasposte in chiave contemporanea, ma specchi attraverso cui i danzatori si confrontano. Ogni interprete ha tracciato un personale percorso creativo, misurando la propria identità in relazione al personaggio: un dialogo tra mito e presente.

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