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Il Marinaio

Viola Beneventano

Play in the repertoire

Theatrical genre
Dance Dance theatre Performance
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Direction: Viola Beneventano, Arianna Guaglione

Dramaturgy: Viola Beneventano, Arianna Guaglione

Actors: Viola Beneventano, Arianna Guaglione

Other credits: Scenografia di Artur Abolyanin, Voice Off Francesca Tripaldi, Intervento canoro Galea

Key words: Sogno, vegliatrici, ombre, verità illusoria

Production: Spettacolo autoprodotto da Viola Beneventano e Arianna Guaglione

Year of production: 2023

Theatrical genre: Dance Dance theatre Performance

Una stanza circolare in un tempo indefinito, una sorella morta da vegliare in attesa nel giorno, due vegliatrici bloccate in un loop incessante di parole per riempire il tempo infinitamente lungo della notte. Un dialogo assurdo in cui le due donne si perdono fino a non sapere più con certezza di esistere veramente. In questa stanza circolare che assume le fattezze di uno spazio mentale, le due donne si trovano imbrigliate nei loro ricordi, sospese nel perdurare di una storia senza capo né coda, approdando a diversi orizzonti immaginifici, trasformandosi continuamente, cambiando aspetto, attitudine, presenza. Un racconto infinito in cui la verità è illusoria e la finzione è credibile. Il progetto è ispirato a Il Marinaio di Fernando Pessoa.

Dov’è il confine tra sogno e ricordo, tra ciò che è accaduto realmente e le parole usate per raccontarlo? Le vegliatrici del testo di Pessoa si narrano episodi del proprio passato per riempire il tempo dell’attesa del giorno. Ma le parole sono mendaci, insicure e vacue. Le donne non sono certe di aver davvero vissuto ciò che raccontano, restano intrappolate nel filo del discorso, fino a dubitare con terrore della certezza della loro stessa esistenza. Allo stesso modo, vogliamo che anche il pubblico sperimenti l’incertezza dei confini della realtà, che dubiti dell’oggettività delle cose e che venga “ingannato” dall’allestimento scenico.

Nella stanza in cui sono le vegliatrici non ci sono orologi ed è impossibile sapere che ore sono e quanto manca all’inizio del giorno. Il tempo non è lineare e fluisce tra passato, sogni e presente con circolarità infinita. Lo spettacolo è, infatti, una successione di diversi quadri narrativi che finiscono per tornare inevitabilmente alla stanza in cui le vegliatrici accudiscono il corpo della sorella morta. Il rituale funebre, dunque, diventa la cornice narrativa che tiene insieme le diverse bolle immaginifiche di racconto che si spalancano senza soluzione di continuità.

Abbiamo individuato nell’azione del camminare il segno distintivo dell’attesa di chi percorre lo stesso percorso avanti e indietro tornando sempre sui propri passi. È un’azione che da subito ci è sembrata esprimere in modo preciso la circolarità, ipnotica e a tratti delirante della progressione dei dialoghi del testo. Camminare in cerchio ha richiamato alla mente anche antiche forme di rituali e di processioni che affondano le radici nel popolare e nel mito. Abbiamo deciso dunque di connotare questa azione con una precisa gestualità funebre che abbiamo codificato partendo dalla figura delle Prefiche.

Queste ricerche sono state di fondamentale ispirazione anche per la realizzazione dei costumi. Abbiamo deciso di creare due mantelli neri lunghi fino ai piedi con un velo nero che copra interamente il volto.

La scenografia è composta da tre pannelli bianchi che ricreano lo spazio di una stanza mentale. Sul pannello centrale è proiettata l’ombra di una donna sdraiata. C’è davvero qualcuno sdraiato dietro?

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