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IL GIOCO SACRO - ORATORIO PER VOCE SOLA E CORI DA STADIO

Riccardo Festa

Opera in repertorio

Genere
Prosa Performance Altro
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Regia: RICCARDO FESTA

Drammaturgia: ALBERT OSTERMAIER

Attori: RICCARDO FESTA. FRANCESCO FORNI

Altri crediti: Musiche originali eseguite dal vivo di e da Francesco Forni

Parolechiave: PASOLINI, CALCIO, SACRO, AMORE, LOTTA

Produzione: da definire

Anno di produzione: 2025

Genere: Prosa Performance Altro

Pasolini amava il calcio. Suona contraddittorio. Quasi blasfemo. Addirittura implausibile. Come se la levatura intellettuale del Poeta, il portato etico della sua scrittura e quello politico di un’ azione artistica mai disgiunta da quella civile, non potessero abbassarsi ad un piacere così triviale. Eppure a Pasolini il calcio piaceva proprio tanto. Giocava partite interminabili con un agonismo insospettabile, che fossero squadre di ragazzetti di borgata o sfide tra colleghi e amici. Era tifoso del Bologna. Commentava con competenza formazioni e moduli tattici. E, soprattutto, ne ragionava e ne scriveva. Immaginava storie e scenari, cercava intorno al fatto sportivo il suo episteme, la ragione di uno spazio che ne creasse i presupposti e gli esiti. Lo colpiva la dimensione collettiva e rituale, la danza tribale delle domeniche tra bar, stadio e radiocronache, l’eterna predisposizione del maschio a dividersi in tribù, a creare affiliazioni inattese e alleanze improbabili.

Coglieva del calcio la dimensione sacra, inscindibile dal gioco stesso, quella partecipazione collettiva che portava ad isterismi e passioni destinate solitamente al culto, una moderna religione, con santi e miracoli annessi. Impossibile da snobbare. Impossibile per Pier Paolo non calarsi nel gioco totalmente, con quella furia di vivere che lo ha sempre segnato.

E certo, c’erano i corpi. Giovani, forti, sudati, nell’atto di compiere un gesto atletico destinato all’effimero ricordo di chi era presente, lì, allo stadio, la domenica. Eroi moderni di un’arena che non chiedeva sangue ma redenzione – collettiva, forse - e che invece stava già trasformandosi in un gigantesco supermercato globale che niente avrebbe conservato di sacro se non le effigi e la simbologia, in quello svuotamento secolare di qualsiasi religione che è il segno della modernità.



Albert Ostermaier incontra uno scritto poco conosciuto di Pasolini, un articolo-racconto sul calcio intitolato “Reportage su un dio” e se ne innamora. Decide di dar voce al Pasolini uomo che si confronta con la propria vita, le passioni umane e civili, la scrittura, il cinema, la politica, l’arte in generale. E di utilizzare il calcio (e la trama del testo pasoliniano) per creare un cortocircuito poetico, trasformando un monologo interiore in un’ode al calcio che in realtà è un Oratorio, una preghiera all’uomo e alle sue contraddizioni e in cui emerge potente un’idea di sacro che contiene la vita tutta. potente un’idea di sacro che contiene la vita tutta.



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