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ALFONS(IN)A

MARTA BULGHERINI

Play in the repertoire

Theatrical genre
Prose
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Direction: Marta Bulgherini

Dramaturgy: Marta Bulgherini

Actors: Marta Bulgherini Diego Frisina

Other credits:

Key words: teatro politico, female

Production: musiche di Enrico Morsillo disegno luci di Saba Kasmaei una produzione Tieffe Teatro- Teatro Menotti realizzato con il supporto della residenza "Il filo immaginario" di Gommalacca Teatro

Year of production: 2025

Theatrical genre: Prose

Cosa è che ci rende eroici?

Le grandi imprese o il resistere, nonostante tutto?



Ci sono storie che lasciano il segno nella vita delle persone, e quella di Alfonsa Rosa Maria Morini, -conosciuta con il cognome da sposata, Alfonsina Strada- lo ha lasciato su Marta Bulgherini. La mamma le raccontò una volta la sua storia quando era piccola, come se fosse una favola, e da lì Marta bambina l’ha voluta ascoltare ogni sera, per anni. Quella storia di un’altra bambina, Alfonsina, nata esattamente un secolo prima di lei, cresciuta in condizioni familiari disastrose, che scopre per caso la bicicletta, impara a portarla da sola in una notte di luna piena e da lì capisce che quella sarà la sua strada. Una bambina che cresce superando il giudizio, le maldicenze, confrontandosi con un sogno che sembrava esserle completamente proibito. E che pedala tutta la vita, vivendo del proprio mestiere e riuscendo ad essere -prima ed unica donna nella storia, nel 1924- tra i partecipanti al Giro D’Italia.

Talmente questa storia l’ha ispirata nel suo percorso di crescita, che Marta adulta, trentaquattrenne, ha deciso che fosse arrivato il momento di onorarla con uno spettacolo, partendo dalle basi.



La prima parte dell’opera nasce e germoglia quindi come un immenso flashback nel quale il pubblico rivive con Marta la favola di Alfonsa, come se tutti fossimo bambini. L’autrice, anche interprete sul palco, indossa i panni di Alfonsa stessa; ad aiutarla nel racconto ci sarà Pulce, il suo peluche preferito, che vive sul palco grazie all’interpretazione di Diego Frisina.

Il pubblico segue le gesta della protagonista, i suoi inciampi, le sue paure ma soprattutto la sua tenacia e il suo coraggio, le sue conquiste. E nel momento di maggiore emotività, durante il Giro D’Italia, con una scena realmente accaduta degna di uno dei più riusciti libri di Tolstoj la favola si chiude, cala il sipario. Alfonsa resta in gara.



È finito lo spettacolo?

Certo, se finisse così ce ne andremmo tutti a casa contenti.

Ma Marta nel frattempo è diventata adulta, e da adulta inizia a farsi un pochino di domande su cosa voglia dire rapportarsi ai propri miti, se sia possibile raggiungerli e superarli, e ancora ancora si domanda se quelle vite mitiche, quando vengono guardate da vicino, siano ancora mitiche come speravamo fossero.



Mi sa che lo spettacolo deve ancora cominciare: mettetevi comodi, il vino lo offriamo noi, che qui arriva rapidissimo un radicale il capovolgimento.



L’opera diventa magicamente un tentativo collettivo per capire se, come esseri umani, in questo mondo nel quale viviamo sia ancora giusto fare un enorme atto di fede e credere, nonostante tutto, alle favole.

Risposte ne abbiamo? Ben poche.

Di domande però quante ne volete.



Voi fidatevi però, per favore: nel bene o nel male, assicuro che sarà uno spettacolo biografico davvero inaspettato.

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