Direction: Tommaso Maestri
Dramaturgy: Pierpaolo Guerinoni
Actors: Pierpaolo Guerinoni
Other credits: scene Johanna Tedde foto di scena Mendim Mislimi video e trailer Stefano Paussa
Key words: valigia, dovlatov, urss, emigrazione, ricordi
Production: Produzione Yorick Teatro libero adattamento dai racconti di Sergej Dovlatov
Year of production: 2023
Theatrical genre: Prose
Il monologo prende le mosse dallo scrittore russo di epoca tardo-sovietica Sergej Dovlatov (1941-1990), autore di racconti autobiografici leggeri, umoristici e dissacranti. Poiché i suoi racconti mettevano a nudo le profonde contraddizioni dell’Unione Sovietica, Dovlatov dovette emigrare a New York. La raccolta "La Valigia" fa riferimento alla valigia con cui Sergej attraversò l’Atlantico, che contiene diversi oggetti, a ciascuno dei quali è associato un ricordo. Abbiamo scelto tre di questi di racconti, riadattandoli ed inserendoli in una partitura drammatica.
Lo spettacolo è ambientato nella soffitta di Sergej. Quando entra nella stanza, Sergej è sorpreso dalla presenza di estranei: si tratta del pubblico, col quale manterrà un dialogo aperto per tutta la durata del monologo.
«Se doveste partire da casa vostra, sapendo che non tornerete mai più, e poteste portare con voi solo tre oggetti, cosa vi portereste?»
Questa è la domanda che Sergej rivolge ai suoi ospiti prima di aprire la valigia e mostrare i tre oggetti che ha scelto lui. Spiazzati dalla domanda, si cerca di compiere una scelta: immediatamente vengono in mente oggetti di utilità pratica o di alto valore, che sia economico o affettivo. In questo senso, la banalità degli oggetti scelti da Sergej risulta quasi sconcertante: non hanno un particolare valore e nelle storie di cui fanno parte hanno un ruolo marginale.
«Quindi, quali oggetti avete scelto?»: ponendo questa domanda agli spettatori al termine del monologo, Sergej sollecita una nuova riflessione che rivaluta il concetto di “ricordo”.
Sergej è l’unico personaggio dello spettacolo, che vive della sua relazione col pubblico, vero motore che lo spinge a trovare la valigia e a raccontare le storie legate ai tre oggetti che si trovano al suo interno. La soffitta diventa il palcoscenico di Sergej, che si impegna a ricreare le ambientazioni e a riprodurre i personaggi delle storie per i suoi interlocutori.
In questo modo è stato possibile dare vita scenica a dei testi scritti in prosa: Sergej usa lo spazio di un’angusta soffitta per disegnare le diverse ambientazioni, dalla città di Leningrado fino al lager del sistema GULAG in cui Dovlatov prestò effettivamente servizio durante la leva; per ricreare i personaggi, Sergej usa le tecniche dello sdoppiamento o della manipolazione, trasformandosi in un caratterista per i suoi inaspettati ospiti; la partitura è arricchita da momenti di teatro fisico, accompagnati da una selezione musicale che riporta a una dimensione “altra”. Ai testi di Dovlatov si alternano monologhi che invitano gli spettatori a riflettere sulla tematica del ricordo, oltre a un brano riadattato dal poema di Venedikt Erofeev Mosca-Petuški.
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