Regia: Barletti/Waas
Drammaturgia: Beckett/Handke
Attori: Lea Barletti, Werner Waas
Altri crediti: Sound design e musiche originali eseguite dal vivo: Luca Canciello; Scene e costumi: Ivan Bazak; Aiuto regia: Paolo Costantini
Parolechiave: Krapp, Beckett, Handke, Barletti, Waas
Produzione: Barletti/Waas, TPE (Teatro Piemonte Europa), Fondazione Luzzati/Teatro della Tosse, Florian Metateatro, TD-Berlin con il sostegno di Goethe Institut e CSS Teatro stabile di innovazione del FVG
Anno di produzione: 2024
Genere: Prosa
Barletti/Waas, noti per i loro lavori intensi su Handke, mettono a confronto in una sorta di “duello” attraverso due testi dei maestri Beckett e Handke, un personaggio (Krapp de L’ultimo nastro) e una persona (la donna senza nome di Finché il giorno non vi separi). Un unico spettacolo per due testi diversi, due performance, due monologhi lontanissimi in tutto, che, giocati uno di seguito all’altro come in un dialogo permettono un confronto su potere, sovranità narrativa, memoria e trasfigurazione fittizia, dove i confini tra realtà e rappresentazione si confondono.
“Personaggio” vs “persona”, “recitazione” vs “performance”, “perfezione” vs “esplorazione”, “partitura” vs “improvvisazione"
Il formidabile meccanismo ad orologeria, l’incredibile macchina celibe creata da Beckett e l’eco postdrammatica di Handke al testo di Beckett, portati a confronto diretto, mettono in dialogo due mondi: virtuosismo, negazione del mondo e controllo maniacale incontrano voglia di vivere, coraggio di sbagliare e appassionata indignazione. L’ego-shooter Krapp viene smontato poco a poco dalla sua “eco”. La donna senza nome che Krapp evoca ai margini della propria ossessiva riproduzione/ripetizione prende finalmente la parola nel testo di Handke, nel qui e ora che attori e spettatori condividono, portando alla luce e rivelando la rigidità degli schemi in cui tutti, e non solo Krapp, siamo intrappolati.
Abbiamo creato una messa in scena che, come un gioco di scatole cinesi, prima restringe e concentra l’attenzione attraverso l’estrema riduzione dei mezzi teatrali della prima piéce, per poi allargare e quasi “disfare” lo spazio della visone e dell’ascolto nella performance aperta all’improvvisazione vocale e musicale dei due performer, attrice e musicista, della seconda.
Attraverso due differenti modi dell’agire teatrale, si rendono così visibili conflitti di potere, narrazione e finzione. Come funziona una verità faccia a faccia con un’altra? Come nasce un dialogo? Chi avrà l’ultima parola? L'attore di Beckett o la donna senza nome di Handke? Ed è davvero necessario che qualcuno abbia l’ultima parola?
Quale possibilità si nasconde in questa persona, che dopo aver ascoltato nell’ombra l’ennesima ripetizione di Krapp, prende finalmente la parola? È davvero la possibilità di una nuova narrazione della realtà o semplicemente il suo riverbero, la sua “eco”?
Il "piccolo dramma" di Handke è un capovolgimento della logica che governa il “gran teatro del mondo”, o semplicemente un altro punto di vista su quello stesso “gran teatro”? “Cuore” e “cambiare posizione”, in arabo, hanno la stessa radice, dirà la donna senza nome. Non è abbastanza, forse, ma è un inizio.
[…] Questo Krapp ridotto all’osso e più inconsueto di sempre affascina sul suo piccolo trono-sedia fino all’ultimo momento […] Con „L’ultima parola“, la loro quinta messa in scena di testi di Handke, a Barletti/Waas è riuscita la più bella di tutte, poiché la più ricca di riferimenti […]
(Thomas Irmer, Theater der Zeit)
Informazione riservata agli Organizzatori
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