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Iperdark

FrazioniResidue

Play in the repertoire

Theatrical genre
Prose
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Direction: Dario Muratore

Dramaturgy: Dario Muratore

Actors: Dario Muratore

Other credits: Suono Giovanni Magaglio Disegno Luci Gabriele Gugliara Allestimento e costumi Fulvia Bernacca AiutoRegia Gisella Vitrano

Key words: scelta, consumismo, paura sociale, narrazione sperimentale, spettacolo teatrale

Production: Produzione FrazioniResidue con Babel In collaborazione con Spazio Franco e Piccolo Teatro Patafisico

Year of production: 2024

Theatrical genre: Prose

Davide Geometra cresce all’interno di un sistema familiare e sociale che lo allontana da qualsiasi appartenenza o orientamento fino a sviluppare una solitudine morale che lo porta a sentirsi sopraffatto dalla sua insignificanza di individuo. Il bambino diventa un uomo ridicolo, come lo chiamerebbe Dostoevskij, incapace di fare delle scelte e inadatto alla vita reale. Una notte però decide di rompere il vetro, perché “bisogna sempre provarci, andare avanti” anche se nessuno gli ha mai indicato la direzione. Perso dentro il suo stesso buio e giunto al limite di se stesso, decide di cambiare le cose, di agire. Compie così un atto dissacratorio, quasi inconsapevole, una sorta di rito di passaggio tardivo al confine tra il bene e il male. Iperdark è una indagine sull’alienazione sociale, sulla soglia tra la consapevolezza e la verità, il sogno e la realtà, il desiderio e l’incubo. Iperdark è uno spettacolo sulla scelta. Il racconto di un uomo in fuga da se stesso e verso se stesso, la cronaca notturna di un iper-viaggio onirico e ironico. Cercare una via di fuga, uscire, andare avanti, ritornare indietro, all’origine, al dolore fino al riscatto contro i giganti del mondo. Iperdark è il racconto di un risveglio dalla dimenticanza attraverso un atto di nostalgica follia.



Il sistema di vita di un essere umano, oggi, influenzato da quello economico e filtrato attraverso quello familiare, diviene il fattore primario nel determinare il carattere di una persona. Alle volte questi elementi si confondono fino a creare un crash esistenziale. La conseguenza è l’identità mancata di un individuo che si ritrova incapace di agire, di scegliere, di essere determinante nei confronti degli altri come di se stesso. Acceleratore di questo processo è il sistema capitalistico e le sue infinite possibilità che, come dice il "paradosso della scelta" dello psicologo americano Barry Schwartz non fanno altro che aumentare la paura sociale che lo attanaglia e lo tiene prigioniero. Il progetto vuole essere un’ indagine sulla vulnerabilità dell'essere umano, sulla colpa, sul consumismo, sul fallimento, sul buio sociale, sul dubbio, sulla scelta e sulla follia che da tutto questo può scaturire. Il linguaggio interpretativo si muove all’interno dei codici della narrazione, dove gli stilemi più tradizionali sono assorbiti e rigettati in un percorso narrativo, ritmico e poetico, per scivolare sporadicamente verso l’atto scenico e l’immedesimazione nel personaggio. Non tralasciando gli aspetti ironici di un eterno indeciso. La regia pone al centro una drammaturgia originale in cui la parola, l'elaborazione sonora del sound designer e le varie interazioni tra corpo e luci, condurranno lo spettatore in un viaggio onirico e un incubo ironico. Un attraversamento lungo una notte, un fischio che risuona tra gli scaffali, un richiamo verso la memoria: un percorso a ostacoli tra i ricordi, le paure, le scelte, il riscatto. 



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