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Inassenza - La caverna dei Giganti

SALTinBANCO

Opera in repertorio

Genere
Prosa
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Regia: Gianluca Famulari

Drammaturgia: Tratto da: Il mito della caverna, I giganti della montagna e Ciàula scopre la luna

Attori: La compagnia della Contessa: Ilse, Isabella Daddi II Conte, Alessandro Scorsino Diamante, Valentina L. Bellezza Cromo, Vittorio Palumbo Cotrone, Riccardo Dell’Era Gli scalognati: La Sgricia, Eleonora Landi Mara-Mara, Marianna Valianti

Altri crediti: Regia Gianluca Famulari aiuto regia Vittorio Palumbo riprese video Daniele Fermani grafica Paolo Diamante

Parolechiave:

Produzione: Associazione culturale SALTinBANCO

Anno di produzione: 2025

Genere: Prosa

“Mi chiamano Cotrone, vivo modestamente di questi incantesimi. Li creo.

E ora, stiano a vedere.”

È possibile far apparire un teatro, una scena, attori, personaggi e spettatori per poi

“dissolvere tutto in fantasmi, in evanescenze. Ombre che passano”?

Siamo qua come agli orli della vita, Contessa. Gli orli, a un comando, si distaccano; entra l'invisibile: vaporano i fantasmi. È cosa naturale. Avviene, ciò che di solito nel sogno. Io lo faccio avvenire anche nella veglia. Ecco tutto. I sogni, la musica, la preghiera, l'amore...

tutto l'infinito ch'è negli uomini, lei lo troverà dentro e intorno a questa villa.

Lo spettacolo è tutto simbolicamente orientato ad uscire dalla caverna, per attraversare la realtà con il proprio corpo. Uscire dal quotidiano, dalle schiavitù, dalla nostra comfort zone, dagli schemi, dalle strade già percorse, dai sentieri già tracciati. Costruirsi da se il proprio

cammino, man mano che si avanza: nel presente.

Scoprire la natura e in questa vedere che “la morte è un niente in confronto alla vita

presente: un uccellino che beve, una formica che lavora.”

La poesia può essere un mezzo per uscire dalla caverna, per sfuggire ai Giganti che sono

solo “uomini del fare”.

Tutte quelle verità che la coscienza rifiuta. Le faccio venir fuori dal segreto dei sensi, o a seconda, le più spaventose, dalle caverne dell'istinto. Ne inventai tante al paese, che me ne dovetti scappare, perseguitato dagli scandali. Mi provo ora qua a dissolverle in fantasmi, in

evanescenze. Ombre che passano.

Ciàula rimane talmente pieno di meraviglia davanti alla luna, che si fonde con essa, diventa parte del tutto, così come, alla fine, lo spettacolo, il teatro, il palcoscenico, gli spettatori, gli attori, i personaggi, i corpi, le voci. Tutto si trasforma, in entità sempre meno dotate di consistenza. Prima sparisce la quarta parete, che Pirandello ha fatto cadere, unendo palco e platea. Da qui il processo di trasformazione continua, perché tutto è impermanente. Gli spettatori diventano attori della compagnia, il teatro svanisce. La magia della villa della Scalogna si spande intorno, non rimane confinata nel teatro. La poesia riprende spazio nel mondo dei Giganti che è fatto di sola materia. Cotrone, uscendo dalla villa, dalla caverna, realizza con stupore che la magia può compiersi anche fuori di essa, nella natura e il suo stupore si unisce a quello di Ciàula, di fronte alla scoperta della luna. Dei corpi degli attori rimangono solo ombre e voci, infine luci pulsanti come lucciole. Poi solo silenzio. Di quelli che all’inizio dello spettacolo erano spettatori, con i loro corpi, rimane solo l’anima: “Nessuno di noi è nel corpo che l'altro ci vede; ma nell'anima che parla chi sa da dove; nessuno può

saperlo.”

L’idea di Inassenza raggiunge, nel finale, la massima espressione.

Nessuno vede più i corpi degli altri, ma ne percepisce la presenza.

Diventare stupore sotto il cielo stellato, fondersi con esso e tornare a far parte della meraviglia del creato

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