← Indietro
immagine-grande

Rabbits' Tales

Michele Granzotto

Opera in repertorio

Genere
Prosa Performance
Cachet:Informazione riservata agli Organizzatori
Modifica Tag

Regia: Michele Granzotto

Drammaturgia: Collettiva

Attori: Alessia Barbiero, Asja Donadel, Bruno Bassanello, Riccardo Trovato

Altri crediti: Sound Design: Lorenzo Danesin Dramaturg: Elena Griggio Aiuto regia: Valentina Paronetto Video integrale e Trailer: Serena Pea

Parolechiave:

Produzione: Con il supporto di Kaliscopio Teatro Off. Progetto Finalista Biennale College 2024

Anno di produzione: 2025

Genere: Prosa Performance

NOTE DI REGIA

Ogni giorno leggiamo sui giornali notizie di persone che hanno diretto azioni violente ed estreme verso se stessə o verso lə altrə. Spesso, da amici o conoscenti di queste persone sentiamo dire frasi come “non so come sia potuto succedere”, “aveva una vita perfetta”, “non me l’aspettavo, era benvoluto da tutti”.

Eppure qualcosa accade.

Rabbits’ Tales è una raccolta di racconti che ruotano attorno ai temi dell’autocontrollo, della repressione dei propri sentimenti e della speranza di ritrovarsi.

Quelle situazioni in cui abbandonarci a un’atmosfera ci sembra l’unica via di fuga. Quando ciò che sentiamo non ci sembra giusto, giustificato, e lo reprimiamo.

Quando abbandonare noi stessi sembra l’unico modo per continuare a respirare.

Non parliamo di traumi. La nostra ricerca si è orientata verso una sublimazione estetica di circostanze quotidiane che non ritraggono traumi specifici, ma situazioni dove la repressione di sé e deə altrə è una pratica antica, chirurgica e costante. Situazioni in cui centimetro dopo centimetro la persona si seppellisce sempre più a fondo in un buco scavato da una miriade di piccolissimi fatti quotidiani, persistenti, apparentemente insignificanti.

Come avvengono questi processi? C’è la possibilità che il proprio sé riemerga?

Come ci si salva dall’anestesia? Come ci si abbandona al sentire?

Come ci si permette di vivere?



IMMAGINI

La scena è al centro, è quadrata, il pubblico è disposto sui quattro lati. Al centro c’è un tavolo con quattro sedie. Sospesa sopra il tavolo una scultura a moto perpetuo. Seduti al tavolo, quattro personaggi/conigli.

Le luci sono bianche, piene. I personaggi si sentono osservati, non sono soli. Anche il pubblico è illuminato: ciò che accade è proprio lì, senza filtri.

Ogni elemento della scena governa i personaggi/conigli, li traghetta, li spinge a fare ciò che fanno. Ne plasma le sensibilità da un esterno per loro irraggiungibile.



LA RESPONSABILITÀ DI CHI GUARDA

Chi assiste allo spettacolo crea il quadrato dentro cui i quattro conigli sono rinchiusi. Il pubblico è protagonista di questo evento.

A volte, come nelle situazioni citate nelle note di regia, siamo partecipi di momenti in cui non basta dire “non me lo sarei mai aspettato”, o “sembrava andare tutto bene”.

Qual è il nostro ruolo, come spett-attori?

Rabbits’ Tales ha un finale aperto, un finale che chiama il pubblico a prendere, o non prendere, una posizione. Si tratterà della scelta tra creare il quadrato, contribuire alla repressione, alla meccanicità, all’apatia; ballare o stare fermi; uscire, andare via, seguire chi si è salvato; o salvare chi, dentro il quadrato, ci è rimasto.

Uscendo dalla sala dove si tiene lo spettacolo, si continuerà a sentire il rumore

del moto perpetuo.

Stiamo ancora riproducendo comportamenti che reprimono?

Ci stiamo accorgendo di noi e dellə Altrə?

L’evento si conclude (forse) solo all’uscita dal teatro.

Informazione riservata agli Organizzatori

    Non è stata caricata nessuna recensione

Informazione riservata agli Organizzatori

Acquista opera