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Ridi, piangi, ti ecciti

Genchi/Capriuoli

Opera in repertorio

Genere
Prosa
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Regia: Genchi/Capriuoli

Drammaturgia: Genchi/Capriuoli

Attori: Alessio Genchi Innocenzo Capriuoli

Altri crediti: Foto di scena: Dorin Mihai

Parolechiave: maschio, ridere, poesia, erotico, tempo

Produzione: Produzione: Genchi/Capriuoli

Anno di produzione: 2023

Genere: Prosa

Sinossi:



Una corsa frenetica, ipnotica e suggestiva che attraversa i compleanni di un uomo medio contemporaneo.

Una serie di polaroid animate a ognuna delle quali si accompagna un incantesimo, uno sketch, una poesia.

In scena un personaggio senza nome, fantozziano, in cui i due autori e attori si immergono e in cui spesso si rispecchiano al fine di giocare con il proprio passato biografico ricordandone così, nostalgicamente, le gioie, le delusioni e per manifestare il futuro in un immaginario personale e collettivo.

Una concitata filastrocca sulla velocità dell’esistenza per augurare a se stessi e al pubblico una vita piena e autentica, in cui non si smetta mai di ridere, piangere ed eccitarsi.



Note di regia:



Ridi, piangi, ti ecciti nasce come primo capitolo di una ricerca sull’uomo medio contemporaneo.

Osservando la velocità con cui ci siamo ritrovati entrambi oltre i 30 anni, ci siamo chiesti quanto autentiche e profonde fossero le nostre vite o quanto invece fossero la replica quasi inconsapevole di modelli proposti dal sistema patriarcale e capitalista.

Abbiamo per cui creato uno spettacolo per esorcizzarci da questa velocità, quasi un rituale psicomagico che ci permettesse di vivere in una sola volta tutto il tempo lineare che di media ci verrebbe concesso, così da risvegliare in noi e, speriamo nel pubblico, il coraggio di tendere alla verticalità, alla ricerca di un senso senza reali risposte o più semplicemente ad un’esistenza più consapevole e presente in cui anche un uomo possa ridere, piangere ed eccitarsi senza paura.

E’ emerso così un archetipo del maschio medio contemporaneo, specchio forse di ogni uomo seduto tra il pubblico, che è prima di tutto vittima di se stesso: soffre una vita che non lo ha appassionato a nulla e in cui ha cercato di rincorrere gli schemi e i traguardi dettati da una società sempre più complessa, senza farsi alcuna domanda.

Giocando a nascondino con se stesso, come intuibile da una filastrocca che proponiamo più volte e con cui abbiamo legato alcuni dei sensi, non riuscirà mai a trovarsi e a fare un reale contatto con le sue verità.

Un bambino che, forse in quanto tale, non ha ricevuto abbastanza affetto e che, cresciuto, ha navigato i mari delle sue emozioni senza bussola arrivando così a non conoscere perfino le semplici architetture di un abbraccio rivolto alla figlia.

In uno scenario tragicomico la sua vita scorre rapidissima, qualche manciata di minuti oltre l’ora.



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