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Cowboys #2

Terranegra/Spinozzi

Opera in repertorio

Genere
Prosa Performance
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Regia: Francesco Terranegra e Rachele Spinozzi

Drammaturgia: Sam Shepard

Attori: CHET: Francesco Terranegra STU: Rachele Spinozzi

Altri crediti: Traduzione e adattamento: Francesco Terranegra Assistente alla regia: Giorgio Di Maio Disegno sonoro: Giorgio Di Maio Costumi: Greta Batino

Parolechiave: Stati Uniti d\\\\\\\\\\\\\\\'America, crisi climatica, consumismo, immaginazione, gioco

Produzione: Lo spettacolo è stato completamente autoprodotto dal duo artistico Terranegra/Spinozzi.

Anno di produzione: 2024

Genere: Prosa Performance

Di Cowboys #2 ci è sembrato giusto mantenere il testo originale del 1964, che abbiamo però voluto inquadrare in una cornice diversa che desse un contesto più contemporaneo.

Apriamo infatti lo spettacolo con una registrazione distorta del discorso di insediamento alla Casa Bianca di Donald Trump. L’atmosfera cupa e il suono disturbante in sottofondo ci immergono da subito in uno scenario distopico fin troppo vicino al nostro presente. Due soldati americani, emblema dell’impero statunitense, entrano in scena con un grande scatolone bianco, simbolo dell’impulso colonizzatore USA, che viene poggiato al centro dello spazio. Usciti i soldati, entrano i due attori, incuriositi dalla cassapanca e da ciò che si trova al suo interno. Gradualmente ne viene svuotato il contenuto: ci sono tanti giochi dell’infanzia. I due attori cominciano a giocarci, prendendoci gusto. Emergono giochi e costumi che percorrono parte della storia americana.

È proprio la semplicità, l’immediatezza di questi giochi che agisce su questi individui puri, colonizzandoli. Abbiamo scelto di rappresentare questi cambi attraverso musiche in sequenza che restituiscano un’atmosfera onirica e infantile, insieme all’utilizzo di costumi e giocattoli. Con il tuono e il buio abbiamo voluto creare una netta opposizione tra l’abbondanza della prima parte e il deserto in cui i due personaggi si trovano a sopravvivere nella seconda.

Abbiamo cercato di far vivere i personaggi di Shepard con le loro parole e nelle loro situazioni immaginative assurde. Tutto il viaggio dell’immaginazione dei personaggi è raccontato attraverso delle luci estemporanee e oniriche, lontane dall’idea di deserto e aridità. Quando però il sogno si spezza in alcuni punti dello spettacolo, è diventato inevitabile ritornare sempre a quella luce desertica che abbiamo proposto all’inizio. Abbiamo deciso di inserire il suono della pioggia all’apice del viaggio immaginifico dei personaggi per renderlo più tangibile per lo spettatore. E abbiamo anche inserito il rumore del traffico della città nella parte finale, come suggerito da Shepard nel testo, per sottolineare come tutta questa tragedia sia in realtà causata dall’urbanizzazione e dal consumismo sfrenato della nostra epoca.

In più punti dello spettacolo coinvolgiamo il pubblico, così che possa vivere personalmente la spensieratezza del gioco e rendere più amaro e inaspettato il contrasto con la realtà dei personaggi.

Informazione riservata agli Organizzatori

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