Regia: Alessandro Sesti
Drammaturgia: Alessandro Sesti
Attori: Debora Contini e Alessandro Sesti
Altri crediti:
Parolechiave: Cena/spettacolo, paternità, musica dal vivo, rito
Produzione: Centro Teatrale MaMiMò
Anno di produzione: 2023
Genere: Prosa
Fin da piccolo ho questo ricordo, mio padre alla domenica mattina che parte presto, prestissimo, ancora buio fuori, il baule che si apre e si chiude, l’acqua che scorre, passi lenti di stivali in corridoio, poi la porta si chiude.
Silenzio.
Papà è andato a caccia.
Sono cresciuto considerando normale questa attività che pratica l’uccisione di animali.
Attività venatoria, è il termine preciso. I cacciatori la chiamano caccia sportiva ed io li immagino con fasce da tennisti, pantaloncini corti a gareggiare coi cinghiali per le foreste umbre.
Negli anni, questo rito domenicale della caccia al cinghiale ha accompagnato tutte le fasi della mia vita.
Se in tenera età vedevo le battute di caccia come una sorta di gita di pasquetta con fucili in spalla, crescendo ne ho compreso i pericoli ed iniziai ad avere paura. Temevo di poter perdere mio padre a causa di un errore. Purtroppo accade. Molto più spesso di quanto si possa immaginare.
Arrivai ad odiare così tanto la caccia, da divenire vegetariano, da litigare quotidianamente con mio padre al punto da chiudere il dialogo per sempre.
Il rito della domenica non si fermò ed io continuavo a crescere.
Superata la fase della ribellione, senza alcun motivo preciso ripresi a mangiare carne, riconquistando la stima paterna e soprattutto cominciai a comprendere il suo pensiero.
Passai ore di grappe postprandiali ad ascoltare come funzionava la battuta di caccia, le dinamiche sociali della squadra, il loro bisogno di abbattere capi di cinghiali nella riserva per evitare che divenissero un problema per i cittadini della zona e molte altre storie.
Poi imparai a fare lo spezzatino. Una delle forme più alte di libidine culinaria. Lo perfezionai al punto che mia madre riconobbe la mia superiorità.
Solo ora capisco di aver passato più di trent’anni a cercare di comprendere qualcosa che non può essere compreso dalla posizione di figlio.
Quell’attività è il bagaglio di ragazzo cresciuto in un paesino di montagna che si è trovato presto ad essere padre, anche lui, sprovvisto di un manuale su come fare il genitore.
Solo ora capisco quanto amo mio padre e voglio raccontarne la vita, le fragilità e le paure, ma anche la sua semplicità e la sua bellezza. Il tutto preparando ciò che da sempre ci ha legato. Lo spezzatino di cinghiale.
Uno spettacolo per 40/50 spettatori seduti a tavola. Lontano dalla solita dinamica del teatro, non solo per il luogo in cui avviene la performance, ma anche per il coinvolgimento diretto delle persone.
Non si sta osservando qualcosa, si sta partecipando ad un incontro, un rito collettivo.
Attraverso il cibo, affrontiamo il tema della paternità. Il mutamento della relazione durante la crescita e la paura della morte.
La consapevolezza, che nessun padre è nato tale; sono solo uomini che sta imparando ad essere padri.
Informazione riservata agli Organizzatori
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