Direction: Stefania Tagliaferri
Dramaturgy: Verdiana Vono
Actors: Silvia Pietta
Other credits: consulenza scenografica Nathalie Pozzi disegno luci Andrea Sangiorgi consulenza musicale Simone Riva
Key words: violenza di genere,
Production: Produzione Palinodie, con il sostegno di CELVA, Consorzio degli Enti Locali della Valle d’Aosta
Year of production: 2024
Theatrical genre: Prose
"La storia si svolge tra un cumulo di macerie, di cui le protagoniste sono circondate.
Come noi".
Lo spettacolo è un monologo e si struttura come una partitura a tre personaggi di cui si intuiscono i legami e le anime.
Gloria, la protagonista, porta in scena una storia che non è speciale, non è romanzata, ma è cruda, drammatica e ha in sé il germe della banalità del male. L’intento del lavoro è esporre senza giri di parole il percorso psicologico della violenza domestica. Lo scavo è chirurgico e non cede a facili semplificazioni.
Sulla scena microfoni, scatole e un cumulo di abiti, come quelli scaricati dall’asciugatrice da mettere via, come i vestiti di un deposito
di rifiuti tessili, qui simbolo delle macerie del tempo presente. L’installazione registica fa muovere l’interprete in una circolarità che trae
ispirazione dal concetto codificato del ciclo della violenza, un vortice rovinoso difficile da spezzare. Come noi è anche un ribaltamento di
pensiero, Gloria, la protagonista, è vittima di violenza ma non è una donna debole, non è fisicamente minuta o fragile, non è disoccupata, non è un’immigrata, non vive ai margini del disagio e della società.
Eppure è una donna vittima di violenza.
La ricerca drammaturgica si è sviluppata a partire da fonti dirette e indirette: le violenze che Gloria riporta sono tutte tratte da storie vere, nulla è inventato. La costruzione dell’iter giudiziario-burocratico è stato scritto grazie al confronto con professioniste del settore
legale per l’ordinamento giuridico italiano. L’avvocata, Elena, di “Come noi” si nutre e si struttura della loro esperienza. Nelle pieghe del discorso si svela un ragionamento sulla vittimizzazione secondaria, snodo fondamentale nella comprensione del percorso di
emancipazione delle donne vittime di violenza maschile.
Dicendo le parole e modificando lo spazio, le protagoniste, con una forza gigantesca, che si rifà al tragico più antico, attivano un processo di liberazione e insieme cambiano un pezzo di realtà. Un pezzo. Quello che resta è tanta rabbia e un grido d’azione, rivolto al pubblico e alla società, che insieme facciano il resto.
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