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Cage 1. Secondo movimento del progetto Human Zoo-M

Teatro Nudo

Opera in repertorio

Genere
Prosa
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Regia: Francesca Esposito

Drammaturgia: Francesca Esposito

Attori: Adriana D\'Agostino, Taras Nakonechnyi, Clara Bocchino

Altri crediti: Video/audio design Taras Nakonechnyi, Luci Tommaso Vitiello

Parolechiave: Distopia digitale, Identità, Algoritmi, Cattività, Offline

Produzione: Produzione Teatro Nudo Aps

Anno di produzione: 2025

Genere: Prosa

Uno zoo abbandonato si trasforma nella più grande piattaforma digitale di umani in cattività. Qui la gabbia è insieme spazio fisico e cornice luminosa, uno schermo che definisce la soglia tra Online e Offline. Ogni individuo è esposto, schedato, monetizzato. Non c’è costrizione esterna: gli ospiti scelgono di restare connessi, convinti che visibilità significhi esistenza.

In questo ecosistema governato da Rabdo (AI che definisce target, desideri e memorie)si consuma la vicenda di Birdy_Vi e Fenix. Lei, influencer in ascesa, misura la propria identità nel numero di visualizzazioni, convinta che il successo digitale sia l’unico modo per riempire il vuoto. Lui, ex guardiano dello zoo, rifiuta il diktat algoritmico ma resta prigioniero del bisogno disperato di essere visto. Entrambi oscillano tra dipendenza e resistenza, tra la paura dell’intimità autentica e la necessità di riconoscersi nell’altro.



Cage 1 non è una narrazione lineare, ma un dispositivo scenico che interroga lo spettatore: cosa significa produrre contenuti per sopravvivere? Che valore ha la memoria in un sistema che ci invita a dimenticare? E soprattutto: chi siamo quando lo schermo si spegne?



Il progetto prende le mosse dal mito platonico della caverna, traslato in un presente distopico. L’illusione digitale diventa la nuova parete su cui scorrono le ombre: non più immagini riflesse dal fuoco, ma avatar e feed costruiti da algoritmi invisibili.



La drammaturgia si costruisce su tre figure: Birdy_Vi e Fenix, uccelli in gabbia sospesi tra desiderio e paura, e Rabdo, presenza incorporea che incarna il potere algoritmico. La loro relazione è scandita da un paesaggio sonoro fatto di notifiche, messaggi, suoni virali: eco quotidiana che diventa partitura drammatica. La scenografia riduce all’essenziale: gabbie con cornici luminose che attori accendono e spengono autonomamente, segnalando l’ingresso e l’uscita dalla visibilità. Una nuvola luminosa dà corpo alla voce di Rabdo, segno scenico disumanizzante che trasforma l’IA in un’entità familiare e inquietante al tempo stesso.



La ricerca scava nella contraddizione più intima: il bisogno di essere visti e la paura del contatto reale. Human Zoo-M è la messa in scena di un cortocircuito esistenziale, dove la comunità promessa si rivela una folla di solitudini interconnesse, e la memoria diventa un rischio da neutralizzare per garantire la fluidità della piattaforma.



Human Zoo-M è una tetralogia in corso: Cage 1 ne rappresenta il secondo movimento, attraversando il confine tra distopia e realtà quotidiana. È un lavoro che parla di algoritmi e comunità, di intimità e controllo, di gabbie che non hanno sbarre ma notifiche. Un invito a guardare la scena come specchio e a chiedersi, insieme agli attori: quanta parte della nostra vita abitiamo e quanta la deleghiamo al nostro doppio digitale?

Informazione riservata agli Organizzatori

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