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Carlo Spezzano

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Regia: Carlo Spezzano

Drammaturgia: Carlo Spezzano

Attori: Carlo Spezzano

Altri crediti:

Parolechiave: TeatroPartecipativo, Under35, democrazia

Produzione: Lo spettacolo è auto prodotto.

Anno di produzione: 2025

Genere: Altro

Lo spettacolo si snoda, tra un umorismo tagliente e fragilità umana esposta, lungo una struttura anti narrativa, dove l’urgenza di andare in scena si fonde con l’incapacità di costruire, sviluppare, concludere.

È proprio questa incapacità che rende lo spettacolo non completo, ma sempre aperto a modifiche in base alle reazioni del pubblico, che scriverà e modificherà lo spettacolo di volta in volta portando un contesto democratico non indifferente.

L’intento dello spettacolo è quello di proporre un gioco, che ha come obiettivo, quello di creare una piccola comunità, che comunica attraverso l’applauso di disprezzo, un’esigenza all’immediato cambiamento. Questa comunicazione gestuale, fra attore e spettatore crea un linguaggio, dove a guidare le redini è il pubblico che grazie all'applauso di disprezzo può imporre all’attore di cambiare o andare avanti veloce, come di fronte a un televisore con un telecomando collettivo, che cambia canale solo se la maggior parte delle persone presenti in sala esprimono disprezzo tramite l’applauso.

NOTE DI REGIA:

Uno spettacolo che si modella di volta in volta richiede una rivisitazione continua, infatti rispetto all’ultima replica lo spettacolo è cambiato, tendenzialmente è stato asciugato, ho tolto dei personaggi e ho potenziato quelli rimasti, purtroppo non ho modo di farvi vedere queste modifiche, motivo per cui non credo abbia senso postare l’intero video dello spettacolo, ma piuttosto una demo per dare l’idea dei suoi elementi essenziali.

Ho scelto di scrivere questo spettacolo perché volevo parlare di democrazia, in un contesto teatrale, che è composto per sua natura da un bipolarismo governativo. Da una parte l’anarchia dell’attore sopra un palco e dall’altra la scelta democratica dello spettatore di dare attenzione o negarla a chi sta sul palco, scelta che però è sempre effettuata passivamente. Il mio intento è quello di estendere questa democrazia teatrale. Cedendo le redini allo spettatore e imponendogli un dialogo costante, che rende il pubblico regista e lo spettacolo prova aperta che non riuscirà mai a decretare una vera e propria versione definitiva.

Informazione riservata agli Organizzatori

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