Direction: Emanuela Caruso
Dramaturgy: Margherita Caravello
Actors: Margherita Caravello e Riccardo Pieretti.
Other credits: Aiuto regia Elisa Picotti. Direttrice tecnica Laura Alferi
Key words: ISOLAMENTO SOCIALE, DIPENDENZE AFFETTIVE, ORIENTAMENTO SESSUALE, DISTURBI DEL COMPORTAMENTO ALIMENTARE.
Production: APS Anna Magnani
Year of production: 2025
Theatrical genre: Prose
Lei di lavoro scrive frasi motivazionali, una al giorno, su agende che vende sul web. Non esce quasi mai di casa — “non ho tempo”, dice. Studia e s’aggiorna sulle più recenti scoperte neuroscientifiche a caccia di perché. Lei ha bisogno di avere tutto sempre sotto controllo.
Lui è un corriere chiacchierone, uno di quelli che salgono sempre al piano. Non per gentilezza, ma perché il contapassi lo sprona. È cresciuto con la nonna, in campagna, sa ascoltare e consolare. Si entusiasma e poi si impegna a tenere insieme i pezzi in ogni relazione. Lui ha bisogno di non sentirsi solo.
Si incontrano per caso. Si riconoscono subito. All’inizio, non si sopportano. Poi, non sanno da dove iniziare. Finiscono per raccontarsi com’erano da piccoli. E poi, piano piano, tutto il resto. Dino e la Perla è la storia di due persone empatiche e impulsive che si aiutano a vicenda a smettere di fingere. Che imparano a darsi il fianco. Che si specchiano e si spronano alla libertà.
Un viaggio a due voci — comico e crudo, poetico e pratico — dentro le pieghe di un disturbo che non si spiega con le calorie, ma con la storia personale. Tra botta e risposta a ritmi serrati e flussi di coscienza introspettivi, assistiamo alla crescente consapevolezza di due identità in evoluzione.
Uno spettacolo teatrale attuale e urgente, introspettivo, ironico e scientificamente fondato sui disturbi del comportamento alimentare, sulle dipendenze affettive e sulla sessualità di chi vive queste circostanze.
Il disturbo alimentare è nello spettacolo come l’elefante nella stanza, difficile da ammettere a voce alta e soprattutto sintomo di qualcosa che viene prima: fatiche relazionali, contesti ambientali iper performativi, emotività impetuosa e travolgente, identità che non trovano spazio per la propria autenticità.
Uno spettacolo che fa ridere e pensare. Che non offre soluzioni, ma strumenti. Che può essere un alleato nei percorsi terapeutici. Che dà voce — con rispetto, ironia e lucidità — a chi non ne può più d’ingoiare il rospo.
La drammaturgia — fondata su evidenze neuroscientifiche e approcci psicoterapeutici attuali — ambisce a offrire riconoscimento e spunti strategici per persone in stato di vulnerabilità.
Il linguaggio è diretto e ricco di immagini, ogni parola è pensata e pesata per non risultare controproducente (chi si occupa di comunicazione e sensibilizzazione sul tema dei disturbi del comportamento alimentare sa bene quanto sia alto il rischio).
La regia è contemporanea, fondata su elementi minimalisti ma fortemente evocativi, in grado di restituire una molteplicità di strati di senso.
In un crescendo di confidenze e sfide e giochi, si dipana una matassa di ombre e di luci mentre la partitura sonora che scandisce i ritmi in scena si compone di melodie minimal ed elettroniche, registrazioni ambientali e interni umani, orchestrate insieme per restituire la complessità di una, pur possibile, armonia relazionale tra sé e con il circostante.
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