Regia: Ivano La Rosa
Drammaturgia: Antony Risi
Attori: Antony Risi
Altri crediti: Costume: Antony Risi, Michele Aurelio Disegno luci: Walter Cesarini Musiche: Fifteen Men di Castus Karsten Liehm - Rabengesänge; Classical Harp Solo di Orchestralis; Stelle di Ares Mozzi, voce di Aleksandra Szalinska, mix e mastering di Riccardo Munari
Parolechiave: Reincarnazione, vita, morte, anima, monologo
Produzione: Teatro Sferica
Anno di produzione: 2025
Genere: Prosa
SINOSSI
Un vecchio, appena morto, scopre di essere ancora cosciente. Per sfuggire all’eterna attesa in un luogo sospeso nel nulla, si immergerà in un viaggio onirico che lo porterà a rivivere frammenti di altre sue esistenze. Attraverso monologhi e visioni surreali, affronterà il mistero della reincarnazione, sospeso tra il passato e l'attesa di una nuova vita.
I TEMI DELLO SPETTACOLO
Reincarnazione si nutre di riflessioni sull’esperienza dell’essere coscienti, a prescindere dal corpo che andiamo ad abitare; un viaggio onirico che esplora il ciclo di vita, morte e rinascita.
Il testo, scritto e interpretato da Antony Risi, è liberamente tratto da Reincarnazione, racconto breve di George Langelaan. Oltre a questo riferimento, lo spettacolo è stato costruito intrecciando improvvisazioni, riflessioni personali e suggestioni tratte da scritti e concetti di diversi autori; tra questi spicca la Thanosdelia, concetto coniato dallo psichiatra Piero Cipriano. Questo termine descrive un viaggio oltre la vita, un’esperienza che, come la psichedelia, porta alla scoperta di nuove dimensioni della coscienza oltre il confine della morte. Un altro tema è quello della coscienza che si manifesta in più identità simultaneamente, concetto già esplorato nella psicologia archetipica di James Hillman e in parte anche da Jung. Altro riferimento significativo è Milioni di farfalle di Eben Alexander, oppure ancora La vita oltre la vita di Raymond Moody, il primo libro a sistematizzare e dare voce in modo scientifico alle esperienze di pre-morte (NDE, Near Death Experiences). Fino al 1975, queste esperienze erano spesso considerate fantasie, deliri o racconti marginali. Moody, invece, le ha raccolte intervistando centinaia di persone che avevano vissuto stati di coma o arresto cardiaco e riportavano racconti straordinariamente simili tra loro.
L’interpretazione attraversa diversi piani di realtà e generi: dalla narrazione epica ai racconti più intimi, passando per momenti di leggerezza e commedia. Nonostante la grandezza dei temi trattati, lo spettacolo mantiene un equilibrio che alterna toni onirici, drammatici e ironici, offrendo al pubblico un'esperienza sfaccettata sul mistero dell’esistenza.
CONCEPT REGISTICO
La regia lavora per sottrazione, lasciando emergere la forza evocativa del corpo e della parola. La scena è essenziale: una sedia, una pianta di luci semplice, e due quinte laterali. L'uso della luce e del suono accompagna il viaggio interiore del protagonista, alternando momenti di presenza viva e sospensione onirica.
Informazione riservata agli Organizzatori
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