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Il Paradiso

APS Auriga

Opera in repertorio

Genere
Prosa
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Regia: Claudio Puglisi

Drammaturgia: Chiara Catalano

Attori: Chiara Catalano, Berardo Di Mattia

Altri crediti: Scene: Carmela Spiteri, Luci: Giulia Belardi, Costumi: Aurelia Laurenti e Rita Rubino, Fotografie di scena: Anna Faragona

Parolechiave: paradiso, moravia, puglisi, catalano

Produzione: APS Auriga, Fondazione Culturasì, Società per attori

Anno di produzione: 2025

Genere: Prosa

Sinossi:

Alberto Moravia scrive la prima delle sue tre raccolte di racconti dedicate ad un io narrante tutto al femminile nel 1970 e la intitola “Il Paradiso”: consta di 34 racconti, è edita da Bompiani e tradotta l’anno successivo in inglese.

Nell’impossibilità di rappresentare integralmente questo pantheon di figure femminili, quattro è il numero definitivo dei testi che entrano a far parte di questo spettacolo: “Festaiola”, “Angelo mio”, “Linea! Stile!”, “L’armadio”.

Cosa hanno in comune queste quattro storie? Tutte le donne in questione hanno un rapporto con le tappe biografiche che, nell’immaginario di quegli anni e forse anche di oggi, ne segnano la realizzazione esistenziale: il matrimonio, la maternità. Ognuna di queste quattro figure reagisce alle difficoltà della vita di coppia, alle impreviste asperità del rapporto madre/figlio, al desiderio di autorealizzazione, come è loro possibile.

Note di regia:

Le donne di Moravia, in questo suo Paradiso fatto di suicidi a manciate di barbiturici e depressioni disumanizzanti, sono invase dal passato, dalla vita vissuta, e transitano così dalla leggerezza, dalla poesia del comportamento, a una verità cruda: il gioco teatrale ci consente di vedere in quelle figure noi stessi, mescolando tutte le turbe degli anni sessanta/settanta con il fardello delle nostre vite di oggi, ci mostra donne pellegrine eterne e universali alla ricerca di una dignità autentica.

Questi quattro personaggi femminili potrebbero diventare con facilità dei modelli di vita – di tormento di vita: è come se l’autore – e qui si intende l’autore dell’adattamento per il teatro dei racconti di Moravia – mettendo in scena le vicende al pari di un meccanismo ad orologeria, di uno strutturato intrigo, cercasse di dimostrare che non esiste altra conclusione possibile se non l’ambivalenza, il paradosso di contrasti tra la vita e la morte, l’amore e la violenza, la quiete domestica e la separazione, il lutto, l’epilogo tragico, la solitudine insopportabile. Le quattro “cavaliere” di un’apocalisse annunciata ci vengono incontro con le loro parole che sorgono dalla quotidianità e si proiettano verso un futuro desolato.

La realizzazione scenica è sobria. La lezione del teatro fatto con pochi mezzi è maestra e ci indica come un faro nella notte buia di tanta tecnologia, tanta opulenza priva di un senso esistenziale, come il nostro vero capitale sia un tesoro del cuore, e tale debba continuare ad essere.

Claudio Puglisi

Informazione riservata agli Organizzatori

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