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Santa Smeralda

TEATRO DI DIONISO

Genere Prosa
Cachet:Informazione riservata agli Organizzatori
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Regia: Smeralda Capizzi

Drammaturgia: Smeralda Capizzi

Attori: Smeralda Capizzi

Altri crediti: consulenza alla drammaturgia Silvia Gallerano disegno luci Camila Chiozza

Parolechiave: biografia, memoria, donne, comico, monologo

Produzione: Teatro di Dioniso | cura Nicoletta Scrivo con il sostegno di Fortezza est

Anno di produzione: 2025

Genere: Prosa

Santa Smeralda è un racconto biografico, un lavoro sulla memoria, in cui esploro con ironia e in piena apertura con il pubblico i legami familiari, il ricordo e la dimensione del tempo. È la storia di una famiglia qualsiasi nella Sicilia di un tempo passato, ed è soprattutto la storia delle donne della mia famiglia.

Da qualche anno, grazie al lavoro con il collettivo Svelarsi diretto da Silvia Gallerano, porto avanti una ricerca sul femminile. Nasce da qui il desiderio di indagare il legame con le mie figure femminili d'origine e in maniera trasversale con la memoria, nel desiderio di restituire una dimensione universale a ciò che è profondamente privato.
Il monologo è stato costruito infatti intrecciando più voci, la mia e quella delle altre donne da cui discendo, che da diversi luoghi del tempo raccontano la propria storia, il rapporto con la famiglia e con la propria femminilità; con un bisogno ancestrale di essere viste, riconosciute, guardate e ascoltate.
Lavorare sull'autobiografia mi ha permesso di ritrovare quei frammenti di passato che vivono in noi e ci abitano senza far rumore: abitudini, parole, luoghi, sensazioni e afflizioni antiche. Esplorare come il passato si depositi nel presente in vista del futuro, come anticipazione del futuro, e il presente diventa luogo di passaggio o sentiero per la creazione di nuove traiettorie.
E si tratta anche di una riflessione sul tempo: su tutto ciò che ci attraversa e che dobbiamo lasciare andare, per forza dobbiamo lasciare andare.
Ma Santa Smeralda è anche uno spettacolo attraversato da una leggerezza necessaria: l’ironia, lo scarto, il paradosso diventano strumenti per guardare con tenerezza le nostre radici, senza idealizzarle. Accanto alla dimensione poetica, c’è un tono giocoso e affettuoso, che rende il racconto vivo, godibile, divertente.
Partendo dalle esperienze di vita individuali, lo spettacolo interroga il legame profondo tra presente e passato, tra chi siamo e chi ci ha preceduto, come la nostra esistenza sia intrinsecamente legata a quella dei nostri antenati, come se il filo invisibile delle generazioni passate continuasse a influenzare le scelte, i sogni e le sofferenze del presente.

L'invito per chi guarda è di confrontarsi con il proprio rapporto con il tempo e la memoria, scoprendo come le storie di famiglia non siano solo leggende o ricordi, ma tessuti viventi che danno forma all'identità di ognuno. Un invito anche a riconoscere la nostra posizione all'interno di quel mosaico che è la nostra storia.

L'allestimento è intenzionalmente semplice e agile, solo due sedie, e il prezioso lavoro sul disegno luci di Camila Chiozza che ridipinge lo spazio trasformandolo in un luogo rarefatto della memoria.
Con questo spettacolo desidero recuperare un' anima popolare, quella fatta di tradizioni orali, canzoni, simboli e storie tramandate; e intendo restituirla in forma contemporanea, in relazione all'estetica e al linguaggio della messa in scena.

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