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Una storia vera fatta di bugie

SabrisTeatro

Genere Prosa
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Regia: Yaser Mohamed

Drammaturgia: Sabris Teatro

Attori: Sabrina Biagioli Iris Basilicata Mathilde Sérre Yaser Mohamed

Altri crediti: Assistente alla regia: Giorgia Ducci Scene: Paolo Carbone Audio e luci: Massimo Secondi - Davide Cherubini Riprese: Claudio Russo - Francesco Lucidi Materiale fotografico: Manuela Giusto Costumi: Agnese Pizzuti

Parolechiave: teatro, femminile, performance, violenza, donne

Produzione: Sabris Teatro E.T.S.

Anno di produzione: 2025

Genere: Prosa

Lo spettacolo è il primo adattamento teatrale dell’omonimo romanzo di Jennifer Clement, che vede protagoniste tre donne che camminano su binari paralleli: Leonora, la signora O’ Conner e Aura.
Tre vite legate da uno stesso destino. La vita silenziosa di Leonora sconvolge quella luccicosa della padrona di casa quando quest’ultima scopre che la sua domestica aspetta una figlia dal suo stesso marito. Quello che non sa la signora O’ Conner è che Leonora non ha scelto la violenza che ha subito, perché quello è un mondo dove i ricchi che hanno, hanno sempre di più e i poveri che non hanno, non hanno mai niente, nemmeno l’idea di avere il diritto di chiederlo. Quando dall’unione tra il padrone e la serva nascerà Aura, la bimba crescerà come figlia legittima degli O’ Conner e non saprà mai di essere figlia di Leonora. O forse sì.
\"Una storia vera fatta di bugie\" è una storia di confini dove tutti sono buoni e tutti sono cattivi.
In questa storia al femminile si inserisce, subdolo e prepotente, il personaggio del signor O’ Conner. Anche se fisicamente è presente in poche scene, silenziosa e letale come il morso di un ragno la sua presenza permea tutto lo spettacolo: il suo solo esistere condiziona la vita delle protagoniste.
\"Una storia vera fatta di bugie\" è una piccola storia per grandi sentimenti, perché ancora oggi molte donne non sono protagoniste della propria vita, a volte per le scelte crudeli di un uomo, a volte per l’idea scontata che hanno di sé stesse e del silenzioso posto che a loro è destinato nel mondo. Non disturbare.
Frutto di un lavoro di profonda ricerca, la messinscena conserva nella sua atmosfera pochi elementi scenici, primo fra tutti un albero, testimone dei fatti che vengono raccontati e personaggio a sé stante. Ai suoi rami, alcuni oggetti che restano lì, immobili, mentre le vite dei personaggi si muovono, perché certe cose non si possono dimenticare mai.
Gli altri oggetti di scena e gli abiti elegantissimi dei padroni di casa sono il contrasto scenografico che sintetizza il perenne divario fra ricchi e poveri, dove i ricchi mangiano tanto e vestono bene e i poveri non mangiano e muoiono per nulla.
La messinscena ha scelto di mantenere la natura originaria del romanzo che fonde continuamente la prosa e la poesia. L’elemento poetico aiuta a portare avanti l’atmosfera di favola nera, senza tempo. Il lirismo di alcune scene riconduce a vecchie filastrocche e detti popolari appartenenti sì, ad un tempo lontano, ma ancora oggi tramandati. Accanto alla prosa e alla poesia il linguaggio del corpo diventa drammaturgia vera e propria. Alcune scene costruite come partiture fisiche raccontano con il silenzio momenti fondamentali del testo che il gesto teatrale amplifica. Fa ulteriormente parte della drammaturgia anche l’elemento sonoro che si inserisce non come semplice colonna sonora ma come parvenza musicale che parla ai sensi. Sono i suoni della vita: il vento, il ronzio di una mosca, il battito del cuore, l\'ultimo respiro.

Informazione riservata agli Organizzatori

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