Regia: Martina Ponzinibio
Drammaturgia: Benedetta Pigoni
Attori: Gabriele Martini Francesco della Volpe
Other credits: Tutor di regia Manuel Renga
Scene e costumi di Giulia Besana, Isabella Nardelli, Deborah Tessi e Martina Campagnari
Musiche originali di Francesco Rota e Manuel Milesi
Key words: fantasia, carcere, amicizia, senso di colpa, gioco
Production: Spettacolo inserito nella VIII Edizione della rassegna Teste inedite della Civica Paolo Grassi e scelto da PAV per la segnalazione del Premio Hystrio Scritture di Scena 2025.
Year of production: 2025
Theatrical genre: Children's theatre (14-99) Prose
Una cella di carcere condivisa da due ragazzi che non si sono scelti. Alex ha diciannove anni, è dentro per spaccio, sa come si sopravvive lì dentro. Damiano è uno studente di farmacia, incensurato, in attesa di processo: si sente fuori posto, fuori tempo, fuori tutto. Quando a Damiano viene spedito un pacco che contiene il manuale di Dungeons & Dragons – un gioco di ruolo in cui si partecipa raccontando storie – il rapporto tra i due inizia a cambiare. Attraverso personaggi immaginari e avventure fantastiche, i due ragazzi trovano un modo per evadere dalla realtà del carcere, conoscersi davvero e affrontare i nodi del proprio passato. In un luogo dove la libertà è negata, scoprono che la fantasia può aprire spiragli inaspettati.
Ma quando il gioco finirà, cosa resterà di quell’universo immaginario? E soprattutto: le avventure che hanno vissuto nel gioco potranno aiutarli ad affrontare la vita reale?
Dungeons esplora il potere trasformativo della narrazione e del gioco all’interno di un contesto estremo: il carcere. I due protagonisti si immergono in un universo immaginario dove possono combattere, scegliere, evolversi. I loro alter ego – Katz Dhur e Voltaren – non sono solo personaggi di fantasia, ma veicoli di una catarsi simbolica: combattendo orchi e attraversando il “sotterraneo”, Alex e Damiano affrontano le proprie paure, la propria rabbia, la propria colpa. Il gioco si fa atto psicomagico. La fantasia si fa resistenza. E il teatro diventa il luogo in cui i mostri, quelli veri, possono finalmente essere guardati in faccia.
Lo spazio scenico è unico, la cella carceraria. Gli elementi che la compongono – i muri vandalizzati, gli armadietti metallici, l'action figure di Goku, il fumo dell’incendio, il letto a castello e la muffa sulle pareti – si caricano di nuovi significati attraverso l’immaginazione.
Le pareti si popolano di rune naniche, dagli armadietti si aprono portali magici, Goku diventa una statuetta votiva, il fumo si trasfigura in un antro oscuro e minaccioso e la muffa diventa il Muschio della Memoria. È il mondo reale a fornire la materia prima con cui Damiano costruisce, momento per momento, una narrazione alternativa. Damiano dà voce a tutti i personaggi, mutando tono, ritmo, postura, fino a coinvolgere sempre di più il compagno nel gioco interpretativo. Lo spettatore assiste consapevolmente al gioco, ne vede il meccanismo, ma proprio in questo svelamento sta la potenza teatrale del racconto.
Man mano che la storia avanza, le atmosfere si fanno più cupe, le immagini più disturbanti, come se l’avventura fantastica stesse risucchiando la realtà dentro di sé. Dungeons & Dragons smette di essere solo un gioco e diventa atto psicomagico: il rituale immaginato diventa un processo reale. La verità trova voce nel mondo immaginato.
Information reserved for Organizers
Link:
Information reserved for Organizers