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De/Frammentazione ovvero Una Storia di Impossibilità

liberaimago

Genere Prosa
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Regia: Michele Segreto

Drammaturgia: Fabio Pisano

Attori: Francesca Borriero Michele Magni Roberto Marinelli

Altri crediti: Scene e costumi Alessandra Faienza Disegno Luci Martino Minzoni Assistente alla regia Irene Latronico Testo vincitore del Premio Fersen alla drammaturgia 2019 e pubblicato nella collana “Scena Muta” edita da Progetto Cultura, con la prefazione di Lorenzo Donati. con il sostegno di AMAT – Associazione Marchigiana Attività Teatrali in collaborazione con RAM – Residenze Artistiche Marchigiane, progetto promosso da MiC e Regione Marche con il supporto del progetto di residenza artistica Teatro Le Forche – Futuro Prossimo Venturo 2024 con il sostengo di Circuito CLAPS/IntercettAzioni

Parolechiave: Impossibilità, dramma epico, relazioni, ambizione, finitudine.

Produzione: Compagnia Liberaimago e Servomuto Teatro.

Anno di produzione: 2024

Genere: Prosa

ZERO e UNO sono amici, ma amici di vecchia data. La moglie di UNO è moglie, ma non di così vecchia data. Vorrebbero un figlio, marito e moglie, ma la natura, si sa, non è sempre benigna e in più, il caso vuole, si sta parlando di personaggi e dunque, se anche fosse, la pancia sarebbe nient’altro che un cuscino. Che cosa avviene, dunque? Chi ci può aiutare a rendere possibile una storia di impossibilità? Un amico, certo. Ma anche delle didascalie. Anzi: un didascalista.
NOTE DI REGIA
La prima lettura del testo di Fabio Pisano lascia sorpresi dalla vivacità lessicale dei personaggi e dalle intuizioni, squisitamente
drammaturgiche e meta-teatrali che contiene. E tuttavia, la prima lettura termina con l’impressione che la regia sia almeno in parte già scritta: sono descritte le azioni, è descritto lo spazio scenico (pressoché vuoto), sono descritti (meglio: sono detti) i silenzi, le emozioni, i pensieri. Ma sarebbe un errore fermarsi a queste prime impressioni. Perché nella griglia prestabilita di azioni e reazioni, che il testo delinea, esiste in realtà la possibilità di far germinare, nella penetrazione del testo da parte degli attori, le situazioni e gli sguardi, di significare i silenzi in linea o in contrasto, di porre la scena, commentata dal didascalista, in lotta con le sue indicazioni. In altri termini, si può scegliere di tradire o di assecondare. Questo tipo di lavoro, che prevede di muoversi nella costruzione registica quasi una riga alla volta, diviene necessario, a mio avviso,
perché il testo sprigioni tutte le sue potenzialità e non rimanga artificio retorico, esperimento letterario; così da traboccare di teatro.

Il testo è stato scritto in più fasi; una prima in cui la scrittura si sviluppa nella direzione “assolutistica” del dramma; la “fabula” infatti,
narra di tre personaggi, UNO e MOGLIE, una coppia di sposi, e ZERO, migliore amico di UNO. UNO è sterile, non può avere figli,
e propone a MOGLIE di concepire un figlio con ZERO, per poi crescerlo insieme. Da qui il via ad una serie di avvenimenti ed
evoluzioni interiori, influenzate anche dalla nascita di un bambino senza gambe, che porteranno alla morte di ZERO per mano di
UNO, e al rifiuto prima e all’accettazione poi, di questo bambino malformato figlio di un amore che caratterizza una storia di
impossibilità. La seconda fase, invece, ha visto la “frammentazione” di questo dramma, in più “pezzi”, dislocati nel tempo e nello
spazio. E la terza ed ultima fase, la “de/frammentazione” è consistita nel “ricucire” il dramma grazie all’inserimento dell’“Io Epico”
ovvero di un quarto personaggio, il didascalista, che allaccia le varie scene mediante una diretta spiegazione al pubblico di ciò che
avviene; spiegazione sempre al limite, soprattutto per gli attori/personaggi presenti in scena. Il linguaggio è differente, tra personaggi
e didascalista; per i primi, sintatticamente “breve”, al contrario del didascalista, che si confronta in maniera diretta con il pubblico.

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