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CREDITORI

Antonio Nicita

Genere Prosa
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Regia: Antonio Nicita

Drammaturgia: August Strindberg

Attori: Adolf - GIOVANNI ERAMO Gustav - ANDREA STEFANI Tekla - GIULIA CERRONE

Altri crediti: Aiuto regia: Elena Stella Zanchetta Scenografia: Sofia Sciamanna e Linda Passi Trucco e costumi: Giorgia De Tullio Luci: Antonio Nicita

Parolechiave: Manipolazione, mascolinità tossica, misoginismo, relazioni tossiche

Produzione: Teatro Abarico

Anno di produzione: 2024

Genere: Prosa

Sinossi
In un caos emotivo che non può che portare verso una grossa e chiassosa risata: abbiamo due uomini, Adolf e Gustav, e poi una donna, Tekla. Uno è marito, l’altro ex marito; lei è solo mo-glie, ma tutti e tre soffrono, urlano e ridono a causa dell’amore. Un triangolo a coppie, dove so-no sempre due e mai tre a mostrarsi, rimbalzandosi colpe, dolori, risate e pianti, senza che mai si capisca quanto si prendano sul serio. Una tragicommedia dove tutti cercano di schivare, saltare scivolare sopra il più grande dei drammi dell’essere umano: quello di amarne un altro.

Note di regia
Il primo obbiettivo postoci davanti alla messa in scena del testo di Strindberg era quello di annullare l’Ottocento. Doveva rimanere solo il linguaggio (letterario e raffinato) unico spunto verso l'estraniamento che si cercava. Così i personaggi da adulti diventano giovani e lo spazio, da uno stabilimento balneare sulle coste svedesi, diventa un luogo sconosciuto e mutabile. C'è bi-ogno di spazio, perché i personaggi devono giocare e far rumore; ci serve un gioco scenico e una scena con cui si possa giocare. I creditori rimangono ma il dramma è troppo e dal nostro gioco ne è uscita la sua vera natura, quella di una tragedia erotica, caotica e ironica. Siamo disposti a piangere in questa tragedia ma all’inizio vogliamo ridere; vogliamo ridere della grande teatralità dei nostri personaggi, di come giocano nei propri ruoli; vogliamo ridere dei giochi di parole delle piccole astuzie e dei loro fallimenti; vogliamo ridere del grande problema che li schiaccia: l’amore. Amore malato, amore perverso, amore che vuole pos-edere l’altro e nello stesso tempo anche esserne posseduto. È della perversa realtà delle relazioni che noi ridiamo e quindi ci mostriamo in questo luogo asettico per ridere di noi e di voi: stupidi esseri umani che non desiderano altro se non un amore fiabesco. Invece è il creditore lo specchio della nostra reale volontà, specchio anche dei desideri del regista che si fa anche creditore dei pro-pri attori; e dietro quel ruolo di martire, di esattore, di possessore, di tiranno; dietro queste maschere si aspira a limitare la libertà altrui, perché anche di questo è fatto l’amore ed il desiderio d’amore e guai a chi lo voglia negare. Chiediamo a chi ci guarda di sorridere con noi e per noi, chiediamo di sentirsi libero ma anche di non esserlo, chiediamo di essere creditore e debitore nei nostri confronti come noi lo siamo con lui; valgano anche delle risate in mezzo alle lacrime, perché il nostro non è uno sdrammatizzare: si tratta di una pulsione, una pulsione automatica che appartiene all’uomo contemporaneo bisognoso più che mai di ridere anche delle peggiori tragedie.

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