Regia: Umberto Terruso
Drammaturgia: Claudia de Candia
Attori: Claudia de Candia
Altri crediti: video credit: Pierre Guy
Parolechiave: agrumi, maternità, monologo,
Produzione: de Candia/Terruso
Anno di produzione: 2025
Genere: Prosa
SINOSSI
Una neomamma si confronta con una rabbia nuova, profonda, imprevista. Una rabbia che la obbliga a fermarsi, a guardarsi dentro, a chiedersi che madre vuole essere. Come si diventa madre restando anche donna, figlia, moglie, amica, persona? Come si sopravvive alla solitudine quando intorno sembra che nessuno capisca davvero? In questo smarrimento, riaffiorano ricordi rimossi, domande mai fatte, ferite dimenticate.
Un monologo ironico e tagliente sulla maternità e su ciò che smuove, dentro e fuori. Un viaggio emotivo che coinvolge anche il pubblico, perché tutti – in un modo o nell’altro – siamo stati lì.
PRESENTAZIONE DELLO SPETTACOLO
AGRUMI è un monologo teatrale che affonda le mani nel caos luminoso e contraddittorio della maternità. Attraverso una scrittura cruda, ironica e profondamente onesta, lo spettacolo racconta il corpo, il tempo e il pensiero di una neomamma che si scopre attraversata da emozioni violente e nuove: stanchezza, senso di inadeguatezza, rabbia, solitudine, nostalgia, desiderio.
La struttura è divisa in capitoli tematici – le aspettative da incinta, l’allattamento, il rapporto con suocera e madre, il rapporto con gli uomini e il marito, il parto, il lavoro e le amiche, il confronto con la realtà e il proprio passato. Questi temi vengono attraversati con estrema onestà e la protagonista si trova ad attraversare un viaggio che passa dalle aspettative di perfezione all'inadeguatezza, la solitudine, il trauma, la rinascita – che compongono un percorso emotivo denso e autentico. Ogni capitolo è un frammento di verità, un cambio di voce o di ritmo, un invito a entrare nella testa della protagonista e rivedersi.
In scena, una carrozzina e un telo su cui vengono proiettate immagini, ricordi, reel Instagram, paure e ossessioni: una finestra sulla mente della protagonista. Il pubblico diventa interlocutore diretto, testimone e complice.
NOTE DI REGIA
In uno spazio semplice, riempito solamente da una sedia e una vecchia culla, la protagonista si rivolge direttamente agli spettatori come in una sorta di incontro intimo, nel quale si confessa, si nasconde, dichiara le sue fragilità e giustifica i suoi pensieri politicamente scorretti nei confronti di
un’immaginario sulla maternità, come un periodo felice, sereno e ricco di nuove scoperte.
Un telo bianco in fondo alla scena sembra essere la metafora della mente della protagonista nella quale emergono ricordi, sensazioni e immagini di un passato che a mano a mano il pubblico riconosce insieme a lei.
Con il pretesto di raccontare l’arco temporale di una maternità, che si dispiega senza una cronologia lineare, lo spettacolo mette a fuoco il
rapporto di questa neo-mamma con il suo passato, con i suoi genitori, con sé stessa bambina; rapporto nel quale ogni spettatore può riconoscere un pezzetto del proprio vissuto.
Umberto Terruso
Informazione riservata agli Organizzatori
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