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LE APPESE. Un allegro spettacolo sul suicidio

Gemma Redini Scalet

Opera in repertorio

Genere
Prosa
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Regia: Alice Redini

Drammaturgia: Alice Redini

Attori: Francesca Gemma Elena Scalet

Altri crediti: Musiche Gipo Gurrado Luci Ornella Banfi e Stefano Colonna

Parolechiave: femminile, suicidio, sorelle, balcone, cura

Produzione: con il sostegno di Campo Teatrale e di Teatro del Borgo

Anno di produzione: 2024

Genere: Prosa

L'idea di LE APPESE nasce dalla lettura del racconto di un suicidio non riuscito, narrato in prima persona da Fuani Marino nel suo romanzo "Svegliami a mezzanotte" edito da Einaudi nel 2019.

Da lì la prima spinta a chiederci: qual è la forza che ti fa fare quella cosa lì, quella cosa che fa ancora paura nominare?

Sul balcone di un condominio o chissà dove, si incontrano "le appese": due donne che si affacciano alla propria vita come ci si affaccia ad un un balcone pieno di panni stesi e si guarda giù la molletta che cade.

In questo luogo di confine le incontra anche il pubblico, mentre le due protagoniste stanno in bilico sui fili tesi, con le loro vestaglie che oscillano, sulla soglia dell'esistenza.



«Lasciatemi così. Ho fatto tutto il giro e ho capito. Il mondo si legge all'incontrario. Tutto è chiaro» (Italo Calvino, da Il Castello dei Destini Incrociati. La storia dell'Orlando pazzo per amore - La carta dell'Appeso).



Lo spazio del racconto è una casa, disabitata forse da molto tempo, ma ancora troppo piena di immagini,

ricordi e storie.

Lo spazio dei giochi infantili, degli esperimenti stupidi, delle prove per diventare grandi.

Un salto più in là per vedere cosa saremo, cosa faremo. Storie di salti, metaforici e reali.

Squarci di poesia, di vite rotte: Sylvia Plath, Amelia Rosselli, Antonia Pozzi, Virginia Woolf, Nadia Campana.

Storie di persone famose, e biografie di sconosciuti. Persone che hanno avuto in comune l’attrazione per il vuoto e che hanno seguito la tentazione di sparire.



La storia de LE APPESE parla di suicidio, ma il concetto principale attorno al quale in realtà si concentra è

forse la solitudine. Non è semplice dire che ci sentiamo soli e che siamo tristi.

La gente ha paura di esserne contagiata. E così senza parlare, finisce che qualcuno alla fine non trova più il

senso e si lascia andare. Si lancia nel vuoto da un balcone, di schiena per non guardare.



Queste le domande che muovono il progetto: come viene trattata la tristezza nella nostra società?

Le diamo spazio? Le diamo cura? Come guardiamo il buio?

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