Regia: Leonardo Piana
Drammaturgia: Leonardo Piana
Attori: Bea Brunetto, Edoardo Rossi, Irene Gasparella, Marco D'Amore
Altri crediti: Suoni e assistenza alla regia: Chiara Cecconello Luci e cura tecnica: Luca Gallio
Parolechiave: Pasolini, Bellezza, Opera, Potere, Utopia
Produzione: Produzione indipendente con il sostegno di Carichi Sospesi (Padova) e Live Arts Cultures (Venezia)
Anno di produzione: 2024
Genere: Prosa Performance
Riscrittura libera del testo di Pasolini, PORCILE indaga il nostro rapporto con la bellezza a partire da un oggetto controverso: un manichino bianco, replica contemporanea della statue classiche.
Quattro performer in scena. Un testo poetico a più voci. L’immagine radicale dell’opera d’arte imbrattata. Una tessitura perturbante di suoni e luci. Un saggio teatrale sul potere distopico dello sguardo e la visione di un’utopia queer: il porcile.
SINOSSI
Le luci di sala si spengono. Nell’oscurità viene proiettata una scritta: “ci troviamo in uno spazio buio, e guardiamo”. Una luce svela lentamente un solo oggetto collocato al centro della scena, sopra un piedistallo: un manichino di plastica bianca che ha la forma di un torso umano. Intorno, nella penombra, quattro corpi si muovono, lo sguardo fisso sul busto. A tratti, si fermano davanti a un microfono, collocato al confine tra scena e platea, e si rivolgono all’oggetto. Ognuno di loro gli dà un nome: bellezza, opera, potere.
Effetti luminosi trasformano e dinamizzano il manichino, mentre giochi sonori ottenuti grazie ai feedback di due microfoni creano un’atmosfera sempre più tesa. Le parole pronunciate in scena, insieme a scritte proiettate, descrivono un rapporto sempre più insostenibile con l’opera d’arte, la sua potenza estetica e il suo potere autoritario. Per sottrarsi alla tirannia di quell’oggetto, immaginano un altro spazio, misterioso e ambiguo, che chiamano “porcile”. Alla fine, di comune accordo, le persone in scena prendono una lattina e imbrattano il manichino con un liquido arancione.
Qui lo spettacolo cambia: la parola scompare, sostituita da un susseguirsi di azioni e immagini evocative. Al primo manichino, ormai tolto dal piedistallo che lo elevava, se ne aggiungono altri. Guidati da incalzanti sonorità elettroniche, i corpi umani scompaiono in tute bianche che li rendono simili ai busti, con cui intrattengono un rapporto sempre più stretto, sempre più intimo e tattile. Corpi organici e corpi di plastica si confondono in una sorta di brodo primordiale.
Alla fine, tutti i corpi umani riemergono dalle tute bianche, tranne uno, su cui viene fatto colare un liquido arancione, in un atto insieme umiliante e liberatorio. La scena viene pulita, tutti i manichini vengono portati fuori. Rimangono solo due persone, sedute una di fronte all’altra: si passano una lattina da cui bevono insieme, si guardano negli occhi, sorridono.
Informazione riservata agli Organizzatori
Non è stata caricata nessuna recensione
Informazione riservata agli Organizzatori