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Mia cara inseparabile

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Genere Prosa
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Regia: Lisa Celsi Cecilia Donatiello

Drammaturgia: Lisa Celsi Cecilia Donatiello

Attori: Lisa Celsi Cecilia Donatiello

Altri crediti: Costumi e scenografie di Veronica Viscardi Voci di Filippo Villaggi Sound design di Marco Bergamini e Riccardo Lipparini

Parolechiave: Simone De Beauvoir, amicizia, emancipazione, crescita, gioco

Produzione: Indipendente

Anno di produzione: 2025

Genere: Prosa

Liberamente ispirato a "Le inseparabili" di Simone De Beauvoir, "Mia cara inseparabile" inscena l’amicizia tra Andrée e Sylvie, bambine nate nella Francia del primo Novecento, che trascorrono insieme vent’anni di vita. Si conoscono alla scuola elementare. Giocano, fanno i compiti, si scrivono lettere. Diventano da subito “inseparabili". Se in un primo momento sembra essere Sylvie a patire maggiormente le regole sociali
e familiari, sarà Andrée - bambina vivace, strana, "eccezionale" - a diventare un'adolescente e poi un'adulta schiacciata da un destino prescritto per lei. Sylvie segue Andrée con occhi innamorati e fedeli: è la supertestimone che conduce fino a noi la
sua storia, una storia che svela come il candore immacolato può opprimere fino a soffocare. Tra istrionici wedding planners, grotteschi pretendenti, l’ostinazione di madri modello e la pedanteria di un prete retrivo, "Mia cara inseparabile" porta in scena un amore che la scrittura e letteratura riescono a tenere in vita.
Centrali all’interno dello spettacolo sono i temi dell’emancipazione e dell’indipendenza femminile. Importante il nodo tematico del desiderio che, seppure inteso come fonte pulsante di passioni, appare, nelle protagoniste, soffocato prima ancora che possa essere riconosciuto e definito. Di certe cose è meglio non parlare, o, se a parlare si prova, non esistono le parole per dire. Come si può parlare di amore se i libri sull’amore sono proibiti? Che differenza c’è tra amore e amicizia? Come parlare di voglie se portano impresse lo stampo del peccato? Il desiderio di chi vive questa storia è quello di esplorare la propria identità, di autodefinirsi. Ma quando ogni speranza e ambizione è soppressa alla nascita, si impara a non desiderare, a morire un pezzo d’anima alla volta. Come liberarsi del nostro nemico se lo abbiamo, col tempo, incorporato in noi? Sono queste le domande a cui questa storia fa da specchio, affinché, nel gioco del riflesso, possano vicendevolmente guardarsi, interrogarsi, distorcersi.

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