Regia: Tommaso Bernabei
Drammaturgia: Tommaso Bernabei
Attori: Sebastiano Fumagalli, Viola Falqui Massidda, Margherita Morchio, Mattia Manfroni
Altri crediti: Scenografia: Benedetta Garofalo Assistente alla Regia: Letizia Maria Luccioni
Parolechiave: podcast, influencer, ricerca di significato, pubblicità
Produzione: ATTO PRIMO
Anno di produzione: 2025
Genere: Prosa
#ADV tocca temi diversi della contemporaneità tra loro collegati.
Un primo tema è la ricerca sfrenata di un significato in un mondo bulimicamente costituito da infinite scelte, dove la forma ha sostituito il contenuto e assume valore solo come pubblicità. Questo aspetto viene rappresentato dal luogo in cui si sviluppa la vicenda: una sala podcast. Il podcast, che ha l’intento di attuare una ricerca di significato o di una verità, finisce per essere soltanto una cassa di risonanza di un nulla, che pur essendo impacchettato bene, nulla rimane.
Da questo deriva il tema della malattia mentale, con il sistema digitale che diventa sia causa che palliativo delle emozioni negative; l’intervista nel podcast diventa una vera e propria seduta di psicoterapia pubblica (come spesso vediamo nella realtà), che nel nostro caso si contrappone anche alla psicoterapia privata rappresentata dal personaggio di Andrea.
Sempre legato al tema del digitale e della ricerca di significato, si approfondisce anche l’ortodossia nei confronti del potere economico da un lato e del politicamente corretto dall’altro, e il riferirsi a dogmi e a valori estranei nel tentativo fallimentare di dare un senso alle cose.
Infine si giocherà anche sul rapporto uomo, sul significato di identificarsi nell’una o nell’altra categoria e sulle conseguenze sociali che comporta.
#ADV è una satira che distilla il suo racconto grazie a una continua e quasi impercettibile tensione tra la comicità e la tragedia.
Abbiamo voluto rappresentare tutti i personaggi con forza, senza che nessuno di loro sia vittima o carnefice; solo in questo modo, attraverso una coerenza dei gruppi narrativi con le azioni e la ricerca del contrappunto nelle intenzioni, abbiamo costruito uno spettacolo in cui il pubblico percepisce chiaramente le metafore e le vere motivazioni dei personaggi.
Abbiamo optato per una recitazione realistica che aiuta da un lato a percepire come vero quello che stiamo vedendo, come se fosse il backstage del podcast, dall’altro di imitare la “naturalezza” degli influencer digitali.
Il palco è separato in due sezioni collegate tra loro: set podcast da una parte, cabina regia dall’altra. Pregno di elementi scenici il primo, glabro e minimale il secondo. La scena del Podcast inoltre sarà decorata di elementi metaforici che renderanno l’idea di religiosità, di sacralità nei confronti del personaggio di Schneider, ultra-nominato ma mai presentato sponsor e fornitore della piattaforma su cui il podcast trasmette.
La regia è minimale, studiata per esaltare il rapporto tra i personaggi, piuttosto che per cercare il momento instagrammabile. È il modo più essenziale per poter raccontare la tensione statica che l’incapacità di azione, la paura del mondo e l’incertezza hanno creato nella nuova generazione.
Informazione riservata agli Organizzatori
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