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Devo Capire

Cellamare/Demaria

Play in the repertoire

Theatrical genre
Prose
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Direction: Cellamare / Demaria

Dramaturgy: Cellamare / Demaria

Actors: Selene Demaria Marta Cellamare

Other credits:

Key words: attesa, tempo libero, lavoro, nonfareniente, capitalismo,

Production: Cellamare/Demaria

Year of production: 2024

Theatrical genre: Prose

A partire dagli scritti di Patrizia Cavalli, accompagniamo gli spettatori in uno spettacolo delirante fatto di contrasti tra ironia e poesia, comico e tragico, reale e visionario per far risuonare la voce della poeta che tutto voleva capire, fino allo sfinimento e che nell’attesa trovava la sua immortalità.



Sin dall’inizio il pubblico viene trascinato in un coinvolgente gioco teatrale sul tema dell’attesa: che cosa fareste se aveste tutto il tempo che non avete mai avuto?

Tra slam poetry, chiacchiere da bar, improvvisazioni musicali e interazione col pubblico riflettiamo sul capitalismo, sulla monetizzazione del tempo, sui treni in ritardo, sul non far niente, sul tempo libero, sul lavoro, sul cortisolo, sui balletti di Battiato, sui capibara e quindi anche su di te, che sei qui che aspetti che qualcosa accada.



Il linguaggio è colloquiale, invitiamo gli spettatori a rispondere alle domande che ci animano e a partecipare attivamente alle nostre riflessioni.

E’ un’attesa collettiva e in questa attesa tutto è possibile.

Con la loop station creiamo loop vocali istantanei che ricalcano la ciclicità, la ripetizione, l’attesa che qualcosa succeda, per rompere la noia ma anche per metterla in evidenza.



Gli scritti di Patrizia Cavalli, in particolare la prosa di Con passi giapponesi, ci hanno ispirato particolarmente. Abbiamo riflettuto su come dare voce a una personalità tanto complessa, a delle parole pesanti come macigni e ad una razionalità disarmante. Abbiamo capito che il niente, il tempo e il denaro erano le tematiche di Patrizia che più ci attraevano e che stimolavano discorsi e pensieri strettamente legati alla nostra vita quotidiana e al momento che stiamo vivendo come generazione.



Una generazione a metà tra il posto fisso e i nomadi digitali, tra il mutuo della casa con figli e le comuni freak, tra chi guarda solo il proprio recinto e chi vuole salvare il mondo da guerre, devastazioni e cambiamento climatico. Tutto è colpa nostra, ma siamo completamente impotenti.

Eppure ogni giorno ci viene chiesto di prenderci le nostre responsabilità riguardo a qualcosa che non è dipeso e non dipende da noi, che affonda le sue radici in disegni molto più grandi di noi. E se volessimo qualcosa di completamente diverso per noi? Se volessimo qualcosa che ancora non è stato scritto sui libri e nemmeno raccontato da qualcuno? Quando possiamo concederci di pensare a cosa vogliamo davvero?

Nei momenti morti, nelle attese. In cui ci diamo la possibilità di immaginare: se avessimo tutto il tempo del mondo, cosa faremmo?

Se potessimo fare tutto quello che vogliamo, come impiegheremmo il nostro tempo?



Da queste domande e dalle letture degli scritti Patrizia Cavalli, nasce Devo Capire e la poeta rimane un riferimento per la nostra drammaturgia, una voce che talvolta interrompe il flusso dei nostri deliri per declamare i suoi versi come un dato di fatto, una certezza nel caos.

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