Regia: Valerio Leoni e Sofia Guidi
Drammaturgia: Valerio Leoni
Attori: Sofia Guidi, Juliana Azevedo, Mattia Parrella, João Silva, Davide Ventura
Altri crediti: Scene e luci a cura di Valerio Leoni Disegno sonoro a cura di Federico Scettri Collaborazione alle scene: Federica De Tora e Sharon Tomberli
Parolechiave: legame, morte, passaggio, confine, amore
Produzione: Labirion Officine Trasversali con il supporto di PAV e del programma Movin'Up Spettacolo - Performing Arts 2023/2024
Anno di produzione: 2024
Genere: Prosa Performance
La morte da quando è entrata nella mia vita è rimasta nei paraggi di casa, così ora scrivo di lei con lei nei miei occhi.
La morte è un nodo che ci appartiene, è l’evento, il ricevimento il cui invito non si può declinare, non c’è mai tempo per nulla, forse neanche quello di leggere questo scritto, ma c’è sempre tempo per morire. Morire in abiti eleganti, morire come vermi, morire accidentalmente, morire ancora prima di nascere, morire di fame, morire togliendosi la vita, che è una ragazzina con un vestito a fiori color pastello e i capelli morbidi sulle spalle. La morte invece è una vecchina che assomiglia a quella Nonna tanto vecchia che la chiamavamo tutti Nonna Vecchia, come se fosse nata già con le rughe. Una vecchina che ti abbraccia, ti insegna, ti sgrida e ti spaventa.
La morte è il nodo. Aldiquà c’è la vita e all’altro capo, nell’aldilà, c’è il filo d’amore che ci conduce da tutti coloro che abbiamo amato e amiamo in una stanza del cuore che non appartiene alla vista.
Ed arrivati fino a qui, se la narrazione è il laccio la useremo per raccontarvi di noi. Tuttavia, mai sarà parte della nostra scena, procederà infatti frantumata nella poesia e nessun significato univoco la schiaccerà a terra, piuttosto si librerà in aria sganciandosi dai castelli della ragione e perdendosi come una preghiera nel vento.
Ridurremo il mondo scalandolo fino all’unità dell’uomo che necessita, per capire, di un segno sicuro, la morte forse? Mai esistita cosa più certa. Con la poesia toglieremo quei veli di certezza che oscillano come lenzuola sui terrazzi degli ultimi piani e che poi volano libere per non bruciare al sole.
Useremo immagini ed analogie, somiglianze, legami: una donna pescata e mangiata, usata e insultata; un cielo capovolto in un mare pieno di lampare, una rete fatta da legami d’amore, stelle cadenti che come sogni si schiantano a terra. Atmosfere, eventi e personaggi di questa attraversata.
La parola sarà scarnificata, modellata la pasta vocale, sconosciuta la grammatica e l’articolazione.
La scena, in continuo mutamento tra assi, travi e listoni, costruirà gli ambienti del nostro vivere: una stanza, una mensa, un ristorante ed un pontile, che è linea di confine, orizzonte che collega mare e cielo, sotto e sopra, aldiquà e aldilà, quest’ultimo concepito vergine dalla nostra immaginazione, voluminoso ma ripiegato nella carta bianca di una lettera d’amore.
Queste parole, che dovrebbero essere descrittive, straboccano a tratti nell’emozione, come un fiume, che tanto è criticato per la sua violenza ma nessuno a notare quella degli argini che lo contengono. Sembreranno scritte di getto, o forse perfettamente distribuite nella temperatura dei nuclei tematici che attraversano. Potranno essere scelte o scartate, ma almeno un’altra cosa resterà ad ogni modo certa: dietro l’umano calcolo che le ha composte c’è un pensiero vivo.
E se non ci dovessimo incontrare qui, ci vedremo comunque al grande evento dove siamo tutti invitati, senza discriminazioni.
Informazione riservata agli Organizzatori
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